Istituzioni nazionali e istituzioni europee – Fondazione Collegio San Carlo

Istituzioni nazionali e istituzioni europee

Cooperazione e competizione nella nuova Europa

  • Sandro Gozi

    Presidente Comitato parlamentare Schengen, Europol, Immigrazione - Camera dei Deputati, Roma

  • mercoledì 23 aprile 2008 - 17.30
Centro Culturale

Creata attraverso un trattato internazionale, l'Unione ha sviluppato un sistema giuridico e politico originale, senza precedenti storici, che ha spinto l'ex Presidente della Commissione europea Jacques Delors a definirla un «oggetto politico non identificato». Il sistema comunitario trova senza dubbio le sue origini nel sistema di diritto internazionale: i trattati istitutivi delle Comunità europee furono negoziati e firmati, secondo la normale prassi diplomatica, dagli Stati fondatori (le «Alte Parti Contraenti») e diedero luogo a un'organizzazione internazionale con propria personalità giuridica ma priva di poteri o competenze tali da permetterle di sottrarsi al dominio assoluto degli Stati. L'attività delle istituzioni tuttavia, e in particolare la giurisprudenza della Corte di giustizia, ne hanno permesso la trasformazione in un sistema politico e giuridico nuovo. Sono tre gli elementi distintivi della Comunità europea: le competenze esclusive, trasferite definitivamente alla Comunità con rinuncia al loro esercizio da parte degli Stati (si pensi ad esempio alla concorrenza o alla politica commerciale comune); la creazione di diritto, direttamente vincolante per i cittadini degli Stati membri; la personalità giuridica internazionale, che permette alla Comunità di svolgere attività diplomatica sulla scena internazionale. Nessun'altra entità internazionale, a parte gli Stati, storicamente ha cumulato queste tre caratteristiche.
Anche la tecnica negoziale e il sistema decisionale comunitario sono originali. La ricerca del consenso tra i vari attori caratterizza l'attività delle varie istituzioni che operano attraverso complesse procedure e lunghi negoziati. Il sistema comunitario è così in continua evoluzione, tanto da poter essere definito «processo costituzionale comunitario». Tale processo costituzionale è di tipo organico ed evolutivo e la dinamica del processo integrativo può essere positiva o negativa, progressiva o regressiva, come è dimostrato dalle numerose «revisioni costituzionali» di cui i trattati originari hanno costituito l'oggetto dal 1957 ad oggi.
Del resto, se è vero che tutti i sistemi federali si fondano su cooperazione e negoziati tra i vari livelli di governo, è anche vero che i vari negoziati sono organizzati attorno ad una struttura di governo centrale, ben definita e preminente. Nel caso dell'Unione, invece, tutto funziona, nel quadro delle regole definite nei trattati, attraverso negoziati e accordi, senza però che questo negoziato permanente produca un governo pienamente autonomo rispetto agli Stati membri. Se l'Unione europea non è una federazione, non è neppure una «confederazione di Stati», poiché il diritto comunitario possiede alcuni caratteri propri del diritto federale e istituzioni «sopranazionali», come il Parlamento europeo, o «transnazionali», come la Commissione, che svolgono un ruolo molto importante nel processo decisionale, tanto da far pensare a una sorta di «federalismo alla rovescia». Forse, l'idea di una «Federazione di Stati nazionali» o di «Unione» e non Stato «federale» in fieri è quella più adatta a riassumere i caratteri fondamentali del fenomeno comunitario e a farne immaginare i possibili sviluppi. In effetti, nonostante la loro crescente debolezza, gli Stati nazionali rimangono i decisori chiave. Dato che ogni progresso politico sostanziale non può prescindere da questi, pare difficile pensare che essi siano disposti a rinunciare all'esercizio delle loro prerogative e a farsi sostituire completamente da un'altra struttura, con le loro stesse caratteristiche. D'altra parte, non è neppure concepibile lasciare a deboli meccanismi di regolazione intergovernativa la gestione di un mercato unico, di una moneta unica e di importanti politiche distributive, senza sviluppare forti istituzioni comuni che agiscano in uno «spazio politico europeo». L'Unione europea associa degli Stati che accettano l'abbandono o l'esercizio collettivo della loro sovranità all'interno di un quadro più ampio, l'Unione, dotata di estese funzioni comuni, sempre negoziate ed elaborate dagli Stati, ma con un ruolo di crescente importanza delle istituzioni comunitarie (in particolare del Parlamento europeo).
(da S. Gozi, Il governo dell'Europa, Bologna, il Mulino, 2006, pp. 15-17)*

Riferimenti Bibliografici

- AA.VV., Europeizzazione e rappresentanza territoriale, Bologna, il Mulino, 2006;
- F. Mancini, Democrazia e costituzionalismo nell'Unione Europea, Bologna, il Mulino, 2004;
- A.Manzella (et al.), Riscrivere i diritti in Europa, Bologna, il Mulino, 2001;*
- J.H.H. Weiler, La Costituzione dell'Europa, Bologna, il Mulino, 2003.*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

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