Un osservatore occidentale, europeo, di radici cristiane, difficilmente può rapportarsi all’ebraismo con distacco o senso di totale estraneità. Ricorrendo al linguaggio di Martin Buber, si potrebbe dire che l’ebraismo non è riconducibile ad un “Esso”, non è mai totalmente “oggettivabile”, ma rimane inevitabilmente un “Tu” col quale dialogare, magari concitatamente. Non solo Israele è e rimane un topos della riflessione teologica, ma anche sul piano linguistico-letterario la Bibbia – per quanto avanzato sia il processo di secolarizzazione – è e rimane ancora il Libro dell’Occidente, fosse pure soltanto come universo simbolico, serbatoio di parole e modi di dire comuni, raccolta di storie e matrice di nuove storie. Il volume presenta gli interventi che il Centro Studi Religiosi ha dedicato all’ebraismo tra gennaio e marzo 1983.
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