Dall'Encyclopédie a Wikipedia – Fondazione Collegio San Carlo

Dall'Encyclopédie a Wikipedia

Storia sociale della conoscenza


Il volume dello storico britannico Peter Burke offre una panoramica dei principali cambiamenti avvenuti nel mondo del sapere dalla pubblicazione dell’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert (1751-1766) all’avvento di Wikipedia nel 2001, con l’intento di delineare una storia della conoscenza in tre dimensioni: temporale, spaziale e sociale. Proseguendo la riflessione iniziata con Storia sociale della conoscenza. Da Gutenberg a Diderot (Bologna 2002) e Storia sociale dei media. Da Gutenberg a Internet (con Asa Briggs, Bologna 2002), Burke individua sei diverse fasi all’interno del periodo storico in esame.
Nel cinquantennio dal 1750 al 1800 si verificò una «riforma della conoscenza», nel senso che il sapere fu soggetto a un processo di ridefinizione e al tempo stesso fu utilizzato dai sovrani illuminati per lo sviluppo di programmi di riforma economica, sociale e politica. Tra il 1800 e il 1850 si assistette a una vera e propria «rivoluzione», poiché il tradizionale ordine gerarchico del sapere, in cui il primato spettava alle arti liberali, fu contestato dai sostenitori delle scienze naturali (non a caso, la parola scientist fu coniata tra il 1830 e il 1840). Mentre il periodo dal 1850 al 1900 fu contrassegnato da una crescente specializzazione delle discipline sia scientifiche sia umanistiche, tra il 1900 e il 1940 si è innescata una crisi del sapere, che ha coinvolto non solo le scienze, ma anche la storia e la sociologia. Tra il 1940 e il 1990 si è invece assistito a un’accelerazione dello sviluppo tecnologico, che è culminata con la nascita di Internet. Infine, il momento storico attuale, caratterizzato dalla globalizzazione e della democratizzazione del sapere, potrebbe definirsi secondo Burke un’epoca della «riflessività», poiché le pratiche conoscitive sono costantemente riesaminate alla luce dei nuovi dati raccolti, proprio come accade con la redazione delle voci di Wikipedia.
Burke dedica ampio spazio ai quattro momenti fondamentali del processo di costruzione del sapere: la raccolta, l’analisi, la diffusione e l’utilizzo delle conoscenze. Per quanto riguarda la fase dell’acquisizione, l’autore rileva l’importanza della cosiddetta «seconda età delle scoperte geografiche» (1750-1850), durante la quale furono esplorati i mari del Sud e le zone interne dell’Africa, dell’America settentrionale e meridionale, dell’Australia e dell’Asia. Dalla metà del Settecento, infatti, aumentò considerevolmente il numero delle spedizioni finanziate da governi interessati non solo all’individuazione di rotte di importanza strategica per lo sviluppo dei commerci, ma anche allo studio del mondo naturale e delle diversità antropologiche. Gli esploratori, nota Burke, furono spesso «raccoglitori» di conoscenze in senso letterale, poiché si appropriarono con mezzi spesso discutibili di manufatti locali ed esemplari scientifici (fossili, scheletri animali e umani, minerali e piante) che andarono ad arricchire le collezioni dei musei americani ed europei. Ben presto l’appropriazione si estese anche alle opere d’arte, ai libri e ai manoscritti, come dimostrano, ad esempio, le confische del periodo napoleonico.
Queste diverse forme del sapere, una volta acquisite, erano sottoposte a un processo di analisi sia qualitativa sia quantitativa, volto a trasformare i materiali grezzi in «autentica conoscenza»: tale processo comprendeva la ricostruzione dei documenti, la verifica dell’autenticità, la datazione, la classificazione, la comparazione, la descrizione e infine l’interpretazione. Le conoscenze erano quindi diffuse alla comunità scientifica e trasmesse al pubblico di non specialisti attraverso i canali della comunicazione orale (conferenze, seminari, discussioni informali) e scritta (libri, stampa periodica, riviste scientifiche, lettere) o tramite mostre ed esposizioni. L’ultima fase del processo di formazione del sapere riguardava l’utilizzo pratico delle conoscenze: spostando la sua attenzione su quello che Foucault ha definito il rapporto tra sapere e potere, Burke nota come l’espressione useful knowledge iniziò a circolare solo tra il tardo Settecento e il primo Ottocento, soprattutto negli Stati Uniti, dove fu adottata da numerose associazioni scientifiche. A dimostrare un precoce interesse verso il sapere applicato furono anzitutto le industrie, che finanziarono le università affinché sviluppassero ricerche utili al miglioramento della loro produzione; quindi i governi, che iniziarono una raccolta sistematica di dati sui loro cittadini e sui paesi stranieri promuovendo i censimenti periodici (il primo si ebbe in Svezia nel 1749) e allestendo reti di spionaggio al fine di garantire la sicurezza interna. Anche gli eserciti riconobbero l’importanza di forme specializzate di conoscenza in materia di topografia, navigazione, artiglieria, ingegneria e comunicazione.
Per far fronte alle nuove esigenze, dalla fine dell’Ottocento persino le università, tradizionalmente considerate le roccaforti del sapere puro, affiancarono ai curriculum tradizionali corsi professionali nelle materie più diverse, dall’amministrazione aziendale all’agronomia. L’interesse trasversale per l’accumulazione dei dati favorì, da un lato, la comunicazione tra mondi differenti (governo, industria e università), consentendo lo sviluppo di quella «politica della ricerca» che ha raggiunto il suo culmine nel Novecento; dall’altro, alimentò le accese rivendicazioni dei sostenitori della superiorità della scienza pura su quella applicata. Tra le conseguenze dell’accumulazione del sapere bisogna tuttavia annoverare anche l’oblio e la rimozione di parte delle conoscenze per cause volontarie o accidentali. Alcune di queste perdite, secondo Burke, sono inevitabili e rappresentano il prezzo da pagare per l’adozione di paradigmi e metodologie in grado di produrre risultati più attendibili rispetto al passato: come ha scritto il biologo americano Stuart Kaufmann, «l’atto di conoscere richiede ignoranza».

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 2013
Recensito da
Anno recensione 2013
ISBN 978-88-15-24457-4
Comune Bologna
Pagine 440
Editore