Die Entdeckung der Religionsgeschichte. Religionswissenschaft und Moderne


Hans Kippenberg lavora da circa trenta anni intorno ai temi caratteristici della storia delle religioni, diversificando la propria produzione scientifica tra opere strettamente circoscritte ad argomenti legati alla tradizione dell’antico Ebraismo, spesso corredate di imponenti apparati filologico-testuali, e opere che si propongono di illustrare con maggior respiro percorsi storici e teorici della storia delle religioni intesa come disciplina scientifica. A questo secondo indirizzo appartiene il suo ultimo libro, La scoperta della storia delle religioni: scienza delle religioni e modernità, inteso a ricostruire la nascita e lo sviluppo della nuova disciplina, in particolare tra il 1850 e il 1920. Nell’interpretazione di autori ormai classici, da Max Müller a Rudolf Otto, da Emile Durkheim a Max Weber, Kippenberg recupera i vari motivi che hanno contribuito alla formazione degli studi di storia delle religioni intorno alle forme e alle funzioni della vita religiosa. L’inizio della differenziazione religioso-culturale è reso possibile in particolare da due fattori: in primo luogo, dalla progressiva rivoluzione nella percezione della dimensione temporale della storia, legata tanto alle scoperte scientifiche quanto alle teorie filosofiche dell’Ottocento; in secondo luogo, dalla sempre maggiore consapevolezza intorno alle informazioni storico-etnografiche sulle popolazioni e sulle culture non europee intese come fonti per la conoscenza e per la comprensione delle originarie forme sociali. Lo sviluppo della storia delle religioni non è tuttavia indipendente dai processi di mutamento sociale legati al progressivo affermarsi di strutture associative moderne, radicalmente diverse da quelle tradizionali. Attraverso l’uso del metodo comparativo, infatti, la nuova disciplina poteva essere di aiuto per la ricostruzione di nuove forme di identità, in un’epoca in cui l’identità tradizionale aveva perso il proprio senso. Le indagini sui rituali e sulla magia, sulle religioni di redenzione e sulle forme di fuga dal mondo aveva il profondo significato di riflettere, attraverso l’altro, sul proprio. L’elaborazione di nuove categorie di pensiero e di nuovi riferimenti culturali non rispondeva dunque solo ad esigenze accademiche, ma anche e soprattutto alla necessità storica di elaborare nuove forme associative, capaci di creare senso nell’epoca della crescente razionalizzazione di tutte le forme di vita, di lavoro e di pensiero.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 1997
Recensito da
  • Carlo Altini

    Direttore scientifico della Fondazione Collegio San Carlo di Modena

Anno recensione 1998
Comune München
Pagine 350
Editore