Gesù


Secondo il teologo luterano Rudolf Bultmann, una semplice pagina sarebbe sufficiente per riassumere tutti gli elementi sicuri di cui disponiamo su Gesù di Nazareth. Questo approccio, già in passato giudicato troppo minimalista da molti studiosi di scienze bibliche, andrebbe oggi ulteriormente aggiornato con i nuovi apporti letterari e archeologici che negli ultimi decenni hanno sensibilmente modificato il panorama delle conoscenze. Una sintesi efficace su questi temi giunge ora dall’esegeta francese Charles Perrot, docente emerito di Scienze bibliche all’Institut Catholique di Parigi, che nel suo nuovo volume analizza fonti e metodi dell’esegesi in materia storica, colloca Gesù all’interno del giudaismo, esamina la novità del suo messaggio, i suoi gesti di guarigione, il clima messianico del tempo. Rispetto al passato, gli studiosi hanno oggi a disposizione – oltre ad almeno cinquemila documenti antichi – i manoscritti del Mar Morto rinvenuti nel 1947, che permettono una conoscenza precisa dei testi della Scrittura che circolavano nel I secolo, e gli scritti gnostici scoperti nel 1945 a Nag Hammadi, in Egitto, che consentono di conoscere meglio il mondo ellenistico e la sua influenza su alcune comunità cristiane. Lo sguardo degli storici si è ulteriormente affinato in seguito ad una lettura rinnovata degli apocrifi del giudaismo antico e alle numerose scoperte archeologiche che permettono di delineare con più precisione la Gerusalemme del tempo di Gesù. Scavi recenti hanno, infatti, portato alla luce l’antica gradinata del Tempio e permesso di individuare la localizzazione delle mura e del Pretorio, mentre l’arricchimento della documentazione su molti elementi di cui parlano i vangeli consente di descrivere con una certa precisione itinerario e modi della crocifissione. Gesù – spiega Perrot – si presenta sia come guaritore che come esorcista e non esita a porsi in contrasto con l’ideale di purità levitica che animava scribi e uomini religiosi del suo tempo. Tuttavia non si attribuisce particolari titoli, se non in maniera indiretta. Tutto avviene come se “costringesse l’altro a dichiarare la sua identità, senza dichiararla lui stesso direttamente e, una volta dichiarata questa identità, come se egli in parte la rifiutasse”. Il problema della cristologia sarà dunque quello di conciliare l’abbondanza dei titoli che gli vengono attribuiti dalle prime comunità e la sua apparente reticenza a questo proposito: un passaggio obbligato per cogliere le relazioni tra il Gesù della storia e il Cristo della fede.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 1999
Recensito da
Anno recensione 2000
Comune Brescia
Pagine 153
Editore