Il Dio dei cristiani. L'unico Dio? – Fondazione Collegio San Carlo

Il Dio dei cristiani. L'unico Dio?


Come possiamo conoscere Dio? Oggetto delle religioni, paradossalmente "Dio è l’unico essere che di diritto possa essere ateo" (p. IX). Assumendo la regola aristotelica secondo cui gli oggetti vanno trattati per come essi si danno, Rémi Brague persegue l’ideale di ciò che Pascal chiama "l’uomo onesto" ossia, invece di "tentare Dio" applicando una sorta di metodo sperimentale le cui categorie risulterebbero inadeguate, egli va a "cercare Dio" per trovarlo "là dov’è". Il motto evangelico "Chi cerca trova" (Mt. 7,8) anima così questa ricerca che, pagina dopo pagina, svela l’immagine peculiare del Dio dei cristiani. Dopo aver liberato il terreno d’indagine da alcuni fraintendimenti diffusi che – nel tentativo di trovare un denominatore comune tra Ebraismo, Cristianesimo e Islam, non fanno che dissimulare le reali differenze sotto un’armonia di superficie – l’Autore analizza alcune caratteristiche che contraddistinguono il Dio della tradizione cristiana. Ne emerge che Dio è uno, ma in modo "unico" e particolare, in quanto la sua unità si articola in tre persone legate da una relazione d’amore sostanziale che le pone, le distingue e al contempo le unisce, poiché l’amore in Dio unisce Dio a se stesso. Di Lui sappiamo inoltre che è Padre, ma non di genere maschile. Proprio in quanto Creatore, Egli dovrebbe comunicare con le sue creature, se non fosse che il mondo moderno si caratterizza come "il tempo del silenzio degli dèi o del silenzio di Dio". Attraverso una lettura originale della Salita del Monte Carmelo del mistico spagnolo Giovanni della Croce, Brague tenta di sciogliere il problema del "ritrarsi del sacro". Se Dio tace, è perché ha detto tutto quello che aveva da dire e l’ha detto in una volta sola nel suo Verbo, il Figlio che si è fatto carne. Ne consegue che se Dio parlasse ancora lo farebbe per ripetersi. Se tutto è dato, non per questo tutto è manifesto. Incarnandosi Dio si dà interamente, ma rimane misterioso. Lungi dal gettare nello sconforto, questo silenzio libera la parola umana la quale, non avendo più nulla da aspettare, può infine trovare la risposta che cerca. Questo Dio che tace è anche un Dio che non ci chiede nulla, non impone norme comportamentali, bensì aspetta che le creature si sviluppino in vista del Bene. Dipende dall’uomo rispondere all’attesa di Dio e se questa attesa si dimostrerà vana, non per questo egli Lo avrà offeso poiché, peccando, l’uomo nuoce unicamente a se stesso. E per quanto Dio ci abbia perdonato una volta per tutte sulla Croce, questa sicurezza comporta "qualcosa di terribile" (p. 148), ossia la possibilità di chiederci se davvero vogliamo il Bene e di decidere se Dio ci interessa realmente.

Dati aggiuntivi

Autore
  • Rémi Brague

    Professore di Storia della filosofia medievale - Université Paris Sorbonne

Anno pubblicazione 2009
Recensito da
Anno recensione 2009
ISBN 9788860302441
Comune Milano
Pagine XI+168
Editore