Il dottor Freud e i nervi dell'anima – Fondazione Collegio San Carlo

Il dottor Freud e i nervi dell'anima

Filosofia e società a un secolo dalla nascita della psicoanalisi


Il ruolo determinante svolto dalla psicanalisi nell’ambito della comprensione dell’uomo e della società novecentesca non può essere limitato all’ambito terapeutico e dell’analisi: la scoperta dell’inconscio individuale e collettivo ha imposto alla filosofia, avvezza a fare dell’evidenza ‘solare’ il criterio supremo di verità, un riesame autocritico dei propri limiti e dalle possibilità emancipatorie della ragione illuminata rispetto al dolore, al male e alla sofferenza umana. Sigmund Freud, senza rinunciare alla ricerca della verità scientifica e alla speranza di dare un fondamento biologico alla metapsicologia, ha gettato, un secolo or sono, un ponte tra il paradigma scientifico delle scienze dello spirito e le scienze della natura, prefigurando un rinnovato modello di episteme ad un tempo ermeneutico e anti-riduzionistico. Le illuminanti conversazioni tra l’analista freudiana Cecilia Albarella e il filosofo Remo Bodei – da anni impegnato in un confronto serrato con la spinoziana filosofia delle passioni e le scienze dell’anima, dalla psichiatria alla psicanalisi – conducono il lettore a valorizzare il contributo euristico svolto dalla psicanalisi, nella comprensione della situazione spirituale della nostra epoca, caratterizzata dall’irrompere aberrante ed istintuale di forme di violenza collettiva non più arginate dal sacro, dalla rinascita del religioso, anche nella forma delle sette e dei fondamentalismi, e soprattutto all’ansia di certezze da parte di un’umanità occidentale disorientata dalla soppressione del Padre e dal venir meno di ogni confronto conflittuale e liberatorio con l’autorità. La crisi di credibilità pubblica che pare oggi investire la pratica e la teoria della psicanalisi si spiega pertanto non solo con il dogmatismo di settori importanti della comunità psicanalitica che rifiutano un aggiornamento profondo dell’impianto teorico freudiano, ma anche alla luce della superficialità crescente e dall’edonismo massificato della nostra cultura, propensa a rifiutare, in nome del piacere immediato, ogni interrogativo radicale e disassicurante sul senso dell’esistenza individuale e collettiva. L’analisi, la filosofia e le religioni si trovano oggi solidali di fronte alla sfida culturale del tempo presente: si tratta di un’alleanza che non va rifiutata a priori, anche se non è possibile per il filosofo rinunciare del tutto all’umile fiducia in una ragione autocritica, consapevole dei propri limiti intrinseci ed estrinseci.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 2001
Recensito da
Anno recensione 2002
Comune Roma
Pagine 111
Editore