Il Golem – Fondazione Collegio San Carlo

Il Golem


Il golem costituisce per Idel la sintesi di antiche concezioni ebraiche e di tradizioni di pensiero di altra provenienza, nel contesto dell’incontro tra letteratura mistica e magica. Riprendendo alcune intuizioni di Scholem, Idel elabora piste interpretative riscontrandole su un ampio corpus di manoscritti. Il golem – cioè l’antropoide privo di parola che risulta dalla combinazione delle lettere dell’alfabeto ebraico – testimonia le facoltà creative di Dio e degli uomini al momento della loro impresa di creazione. In particolare viene esaltato il ruolo degli elementi linguistici, assieme al potere superiore insito nella conoscenza mistica delle combinazioni di lettere. L’importanza decisiva attribuita alle lettere si collega alla tesi per cui l’universo è linguaggio e le formule linguistiche creano forme materiali espresse in modo codificato. Alla base della tradizione del golem vi è un antico trattato di cosmogonia e cosmologia, il Sefer yesirah, in cui per la prima volta viene sottolineato il potere di chi opera con le lettere: il principio di base è che la combinazione di lettere rappresenta la tecnica e la materia prima della creazione del mondo. A lungo trascurato, il tema dell’antropoide conobbe un notevole ritorno di interesse a partire dal XIII secolo (in particolare in Germania, Francia e Italia settentrionale), quando in un ambiente sincretistico furono valorizzate antiche pratiche ebraiche, fino al Rinascimento, quando in particolare i cabalisti si volsero a dimostrare la superiorità delle loro dottrine nei confronti della scienza e della filosofia dei greci. Tra questi autori Idel evidenzia rabbi Alemanno, che alla fine del XV secolo costruisce una cerniera tra l’approccio magico medievale e l’approccio fisico-sperimentale. Il golem “classico” non ha nulla di demoniaco, come invece verrà sottolineato nella fase tardiva della sua storia, quando evolve in forme letterarie meglio rispondenti alle categorie del magico, del meraviglioso e del miracoloso. Nella sua versione tradizionale, che arriva fino al XIX secolo, il golem ha la funzione di dimostrare l’esistenza di un ordine piuttosto che il disordine delle creature straordinarie: in esso non si configura la molteplicità dei poteri della natura, ma un progetto congiunto dei poteri divini inerenti alle lettere spirituali. La storia del golem, conclude Idel, si può configurare come una conferma del carattere eccezionale che esponenti religiosi di primo piano dell’ebraismo hanno attribuito alla lingua ebraica, consentendo loro di affrontare il tema del golem non come argomento immaginario, ma come categoria realmente esistente.

Dati aggiuntivi

Autore
  • Moshe Idel

    Professore di Jewish Thought - Hebrew University of Jerusalem

Anno pubblicazione 2006
Recensito da
Anno recensione 2006
Comune Torino
Pagine XXVII + 314
Editore