Il pubblico dei santi

Forme e livello di ricezione dei messaggi agiografici


Qual è il pubblico delle vite dei santi? L’intento degli autori di questo volume è cercare di rispondere a questo importante interrogativo, verificando la legittimità delle aspettative di ricerca e che le fonti consentano di ottenere risultati in questo senso: quanto più queste ultime convergeranno diversificate tanto più il discorso si farà interessante. I destinatari dei testi agiografici sono così esaminati in quanto a genere, età, ruoli, mestieri, collocazione geografica e cronologica (dal medioevo all’età contemporanea) nelle diverse testimonianze: iconografia, liturgia, predicazione, redazioni poetiche e in lingua volgare, sacre rappresentazioni. Talvolta si arriva al riconoscimento di versioni scritte, non necessariamente coeve, che presuppongono un diverso recettore: per esempio, nelle tre redazioni superstiti riguardanti Lucchese da Poggibonsi, elaborate tra la seconda metà del XIV e la prima metà del XVI secolo riscontriamo un adattamento di volta in volta del testo agiografico alla ricezione di un determinato pubblico che sembra interpretare i gesti della perfezione e dell’itinerario alla santità in modo univoco. Anche l’arte documenta la diffusione ampia e diversificata che può avere il culto di un santo: la produzione iconografica su S.Nicola di Tolentino del XIV secolo mostra così tra il pubblico dello stesso i maggiorenti di Tolentino e insieme i poveri di città e campagna . In funzione del contesto dell’osservatore poi, una produzione figurativa può arrivare a esprimere nuovi concetti di individuale efficacia del santo. Il racconto agiografico inoltre non risulta esaurito nell’ambito religioso o ecclesiastico: anche il terreno politico si rivela infatti ampiamente aperto alla pubblicità dei santi. Questi sono spesso chiamati infatti a testimoniare l’identità di un popolo in un luogo o a dare conforto ad una fazione: nel medioevo la Passio Maior Sancti Kiliani viene per esempio a consolidare l’ unità della Franconia. Cercare i destinatari del messaggio agiografico porta infine a percepire l’intima connessione tra storia e agiografia: l’impegno agiografico di Gregorio di Tours è da interpretarsi allora come forma di “predicazione a distanza” per cristianizzare l’intera società; mentre le fonti agiografiche arrivano nella costruzione della memoria cronistica di Giovanni Villani a giustificare e riempire i vuoti della storia cittadina.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 2000
Recensito da
Anno recensione 2001
Comune Roma
Pagine 489
Editore