Il tempo stringe – Fondazione Collegio San Carlo

Il tempo stringe

Arte ed economia della vita a termine


“La vita è breve, l’arte lunga”: questo celeberrimo aforisma di Ippocrate è lo spunto a partire dal quale si sviluppa la riflessione di Weinrich, che spazia dalla letteratura alla filosofia e alla storia della scienza per rintracciare i tanti fili di cui è intessuta la trama del rapporto tra il tempo, l’agire dell’uomo e il suo pensiero. Ripercorrendo la fortuna dell’aforisma di Ippocrate, Weinrich giunge a evidenziare la centralità dell’idea di “scarsità di tempo”. Che la sensazione di limitatezza del tempo fosse un dato già presente nell’antichità si può agevolmente derivare dai testi biblici nei quali viene sottolineato come il tempo sia cosa preziosa: segno di grande saggezza è comportarsi in maniera giudiziosa, distribuendo il tempo appropriatamente ed evitando di sprecarlo. Anche in numerose parabole di Gesù viene sottolineata l’importanza dell’economia del tempo in un’ottica ultraterrena nella quale il trionfo della giustizia divina annulla ogni dimensione temporale. Una svolta, rispetto alle riflessioni dell’antichità, avviene nel Trecento quando comincia a prendere forma una società profondamente “cronometrica”, che ha interiorizzato l’assoggettamento del vivere e del fare ai ritmi indicati dall’orologio e dal calendario: si realizza così la divaricazione tra “tempo del mercante” e “tempo della chiesa” indagata dagli studi di Le Goff. È pertanto significativo che, sempre nel Trecento, si registri la “nascita del Purgatorio”, un regno connesso al tempo e nel quale la giustizia divina è soprattutto una giustizia temporale. È comunque in ambito letterario e filosofico che Weinrich ritrova il ruolo basilare occupato dalla categoria del tempo: Dante, Petrarca, Shakespeare, Molière, Pascal, Goethe, Proust, sono soltanto alcuni degli autori nei quali la dimensione qualitativa del tempo prevale su quella quantitativa. In ambito filosofico sono invece Blumenberg e Heidegger a ricevere la maggiore attenzione, in quanto nelle loro riflessioni il confronto con il tempo è ampiamente presente. Il primo contrappone ai tempi brevi della vita umana il tempo del mondo, un tempo che si ritira man mano che si avvicina l’essere umano. Di Heidegger, Weinrich sottolinea l’idea del limite temporale, della brevità della vita umana: ogni Dasein è infatti un “essere per la morte”. La consapevolezza di questo dato fattuale è però solo parziale e intermittente, perché gli uomini sono costantemente occupati nelle urgenze della quotidianità. Tuttavia, dal momento che gli esseri umani possono avere coscienza della morte degli altri, la questione riguarda la forma in cui la fine della vita può essere incorporata nella ricerca del senso dell’esserci.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 2006
Recensito da
Anno recensione 2006
Comune Bologna
Pagine 258
Editore