La civilizzazione video-cristiana – Fondazione Collegio San Carlo

La civilizzazione video-cristiana


Il passaggio dalla trasmissione orale della cultura a quella che utilizzava la scrittura non ebbe particolari ripercussioni sulla diffusione delle religioni. Invece l’invenzione della stampa e la conseguente possibilità di una lettura individuale dei testi sacri portò a frammentare la loro interpretazione: il mondo della stampa è un mondo visivo e l’occhio porta alla frammentazione. L’ulteriore passaggio, di cui siamo spettatori e protagonisti, che ha portato al dominio dell’immagine elettronica, quali effetti avrà sul modo di trasmettere la fede? A questa domanda risponde De Kerckhove, allievo e collaboratore di McLuhan. L’autore, che riprende alcune riflessioni del maestro sul ritardo con cui la Chiesa cattolica ha avvertito l’inevitabilità della rivoluzione elettronica e il predominio del medium televisivo, sottolinea il potenziale di comunicazione spirituale contenuto nella televisione. La novità è costituita da Giovanni Paolo II, che ha compreso tutto ciò e sfrutta la potenza delle immagini in maniera globale, universale, distinguendosi in questo dalla schiera di telepredicatori che invadono gli schermi nordamericani. L’agire e l’apparire del Papa serve a tradurre i valori e il significato del messaggio cristiano da una cultura basata sulla stampa a quella dei media elettronici. Paradossalmente è proprio l’avvento di questi che ha reso indispensabile il moltiplicarsi dei viaggi papali, perché l’era elettronica richiede immediatezza di comunicazione e di presenza, anche per il fatto religioso. Inoltre, per un pubblico sempre meno abituato a interpretare il senso delle parole, l’immagine papale è il simbolo immediato dell’identità cristiana e riesce a tradurre la ricerca di universalità della Chiesa romana. L’immagine elettronica, sostiene De Kerckhove, ha anche un ruolo ecumenico: le persone vengono avvicinate, le differenze dottrinali (sottolineate e rafforzate nella riflessione silenziosa che accompagna la lettura individuale) risultano diminuite dall’immagine autorevole e rassicurante che proviene dallo schermo. Un nuovo pericolo proviene dalla possibilità che la forma visiva prevalga sulla percezione del cuore. “Soltanto quando il cristianesimo è esperienza vissuta, scriveva McLuhan, il medium diventa realmente il messaggio”. L’interattività garantita dalle reti telematiche, conclude l’autore, modificherà ulteriormente il nostro modo di pensare e comunicare, e porterà alla formazione di una nuova coscienza collettiva, anche in materia di religione.

Dati aggiuntivi

Anno pubblicazione 1995
Recensito da
Anno recensione 1995
Comune Milano
Pagine 230
Editore