La cultura del nuovo capitalismo – Fondazione Collegio San Carlo

La cultura del nuovo capitalismo


Nella sua analisi Sennett rileva come la cultura del nuovo capitalismo sia modulata sulla frammentarietà, flessibilità e continua elaborazione di nuove politiche economiche. Il nuovo capitalismo impone infatti di agire a breve termine, di abbandonare rapidamente le esperienze passate, di rinunciare a un progetto complessivo di autorealizzazione, dimostrando così la propria inadeguatezza di fronte al governo della complessità che caratterizza il mondo globalizzato. Rispetto alle forme tradizionali di capitalismo industriale, il nuovo capitalismo si caratterizza per le profonde trasformazioni che induce in ogni settore della vita e in particolare nel lavoro. L'etica del lavoro sta radicalmente cambiando, diverse concezioni del merito e del talento sostituiscono i valori che avevano finora guidato le professionalità e le carriere: tutto ciò comporta una ridotta lealtà nei confronti dell'impresa, l'indebolimento della fiducia tra i dipendenti e la creazione di reti sociali che si dissolvono nei momenti difficili. Si assiste al contemporaneo venire meno dell'importanza delle competenze, che diventano un peso per le aziende in quanto la progressiva automazione delle mansioni è indifferente all'esperienza, creando nei lavoratori più anziani quello che Sennett chiama "lo spettro dell'inutilità". Il consolidamento delle capacità mediante la pratica appare in contrasto con gli obiettivi delle imprese, che hanno bisogno di persone in grado di acquisire sempre nuove capacità e che non siano ancorate alle vecchie competenze. Lo stato sociale si è dimostrato inadeguato ad affrontare questo tema: l'uomo del nuovo capitalismo è fiero della propria indipendenza e aspira a diventare il consulente di se stesso, riducendo le proprie responsabilità sociali. Nello stesso tempo, però, si trascura il fatto che le nuove forme di lavoro conducono alla dipendenza, amplificando un bisogno di aiuto non soddisfatto. In questo modello viene coinvolta anche la politica contemporanea che finisce, sostiene Sennett, per allontanare il cittadino dalla sfera pubblica. In primo luogo, la politica non comunica ai cittadini la sensazione di essere coinvolti in un progetto comune, generando perdita di fiducia nell'azione dei governi, incapaci di tenere fede alla linea d'azione promessa. In secondo luogo, di fronte all'enorme flusso di informazioni a disposizione del cit-tadino/consumatore, viene dato enorme rilievo soprattutto ai simboli e ai tratti in-dividuali degli uomini politici. Di fronte a questa crisi, Sennett ribadisce l'importanza della continuità biografica e sociale, cioè della costruzione di prospettive temporali di lungo periodo.

Dati aggiuntivi

Autore
  • Richard Sennett

    Docente di Sociologia - New York University e London School of Economics and Political Science

Anno pubblicazione 2006
Recensito da
Anno recensione 2007
Comune Bologna
Pagine 145
Editore