La fatica della luce. Confini del religioso – Fondazione Collegio San Carlo

La fatica della luce. Confini del religioso


Il volume discute il rapporto dialettico tra la luce e le tenebre che caratterizza le questioni della fede e che costituisce una chiave di lettura del testo biblico. Il concetto di "confine" è qui inteso come delimitazione (ma non chiusura) degli spazi, come stazione di partenza per infinite metamorfosi e multiformi configurazioni: frontiera, soglia, margine. Questo percorso effettuato "sul limite" consente di affrontare alcune questioni fondamentali, a cominciare dai motivi e dalla consistenza del credere, che deve fare i conti anche e soprattutto con l’ateismo e con tutti coloro che si sentono "mendicanti di Dio". Una distanza incolmabile separa invece i credenti da coloro che non ritengono possibile, sempre, un gesto verso l’umanità piuttosto che un gesto verso la barbarie, e che non ritengono possibile pronunciare una parola di verità anziché una di menzogna. Per questo motivo, accanto al riconoscimento della piena legittimità della logica della laicità, l’idea di confine elaborata da Caramore caratterizza concretamente il linguaggio, che deve diventare uno spazio in cui accogliere l’alterità, dando luogo alla liturgia del dialogo. Il riferimento esplicito è qui alla presenza e al significato della parola profetica che ancora può irrompere nella nostra vita, troppo piena di voci e poco educata all’ascolto. Il volume invita quindi a distinguere tra le parole che invitano alla mitezza e alla responsabilità e le parole che sono autoreferenziali e di breve respiro. La possibilità dell’ascolto rimanda inoltre al confine tra parola e silenzio, un silenzio capace di offrire spazio alle parole che possono dire la verità e che sono in grado di narrare il mondo, lasciando tracce consistenti senza provocare ferite. È il silenzio in cui la parola trova fondamento e presupposto: il silenzio ha la missione di aiutare la parola a trovare il senso della relazione e può essere il luogo di una nuova attenzione e di un nuovo linguaggio. Accanto a questa distinzione assume valore, secondo Caramore, il confine che separa la speranza dalla disperazione. La speranza è un luogo di trasformazione, di dinamismo, è potenza che destabilizza ogni ragionevole previsione: per questo motivo ha a che fare con la libertà e introduce il nuovo. Ma oggi la speranza è stata troppo spesso confinata solo nel linguaggio religioso e predicata da parole che non hanno alcuna fortuna nello scuotere le coscienze. La speranza e la testimonianza dell’uomo di fede si configura allora nell’impossibile che ci può sorprendere, nell’impensabile che ci può riguardare.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 2008
Recensito da
Anno recensione 2009
ISBN 9788837222604
Comune Brescia
Pagine 243
Editore