La forza del numero e la legge della ragione. Storia del principio di maggioranza


«La storia che forma la materia di questo libro è l’origine, lo sviluppo e, alla fine, il declino di un principio di diritto, qual è il principio di maggioranza, in ragione del quale si usa misurare la legittimità del potere, sia esso il potere di governo degli Stati oppure la governance delle imprese» (pp. 7-8).
Nella modernità la forza del numero è, in politica come in economia, la fonte riconosciuta del potere:
quanto occorre, e al tempo stesso quanto basta, per conquistarlo; detto altrimenti, il potere viene considerato legittimo se e solo se è sorretto dalla maggioranza: questa è la risposta moderna ad un’antica domanda, «antica quanto la società occidentale, che a partire dalla Grecia arcaica si è interrogata sulla migliore forma di governo» (p. 13). La concezione del governo legittimato dalla maggioranza era infatti completamente estraneo al mondo greco classico: il governo della moltitudine era considerato peggiore sia rispetto al governo oligarchico (ovvero il governo degli aristoi, i migliori), sia rispetto al governo monarchico. L’ideale volto a raggiungere il governo migliore prevaleva sulla ricerca di un governo giusto in quanto legittimato dalla maggioranza. Su questo sfondo Galgano ricostruisce comparativamente l’origine, lo sviluppo storico, le vicende parallele nelle istituzioni politiche ed economiche attraverso l’analisi di due opposti principi: quello governato dal criterio quantitativo della major pars e quello guidato dal criterio meritocratico della valentior pars. Si è soliti attribuire a Locke la prima enunciazione della moderna dottrina dell’uguaglianza e la costruzione di un modello ideale di Stato governato dalla volontà di maggioranza. «Il nesso è evidente: il governo di una società fra uguali non può essere altrimenti attuato se non sulla base di un mero calcolo aritmetico, che faccia prevalere il maggior numero» (p. 39). Il principio di maggioranza, basato sul criterio quantitativo della major pars, tocca il proprio apice nell’Ottocento nel settore economico, in virtù della generalizzazione del modello della Compagnia delle Indie (che successivamente diventerà la moderna società per azioni – company, corporation, société anonyme) e nel primo Novecento in politica, con l’espansione del suffragio elettorale fino a raggiungere il suffragio universale. Nella seconda metà del Novecento il principio di maggioranza inizierà la sua fase declinante: il managerialismo in economia, che esautora le assemblee societarie, e la tecnocrazia in politica, che vanifica le assemblee elettive, sono espressioni della crisi del principio di maggioranza.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 2007
Recensito da
Anno recensione 2008
ISBN 9788815120168
Comune Bologna
Pagine 275
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