La memoria culturale – Fondazione Collegio San Carlo

La memoria culturale


La cultura del ricordo è un fenomeno universale – nel testo vengono analizzate numerose civiltà – ma un ruolo privilegiato deve essere accordato a Israele che ha sviluppato il concetto di elezione, il cui significato è quello di “tenere in essere una serie di obblighi vincolanti”. La cultura del ricordo rimanda a un passato che deve entrare nella coscienza e quindi: 1) non deve scomparire del tutto attraverso le testimonianze; 2) le testimonianze devono presentare una diversità rispetto all’oggi. La memoria culturale si concentra attorno alle figure simboliche del passato (i padri, l’esilio) che permettono il riconoscimento dell’identità di appartenenti a un gruppo, un’identità che valica il dato quotidiano e assume un valore cerimoniale, di festa. Mediante la festa come rituale viene garantita la partecipazione alla memoria culturale che ha però alcuni detentori speciali (cantori, sacerdoti, artisti) che si differenziano dalla comunità. Storicamente questa differenziazione si è espressa in maniera netta (nelle civiltà antiche), ora in maniera graduale (la nostra società). La memoria culturale fa acquisire alla vita umana una bidimensionalità/bitemporalità che permane in tutti gli stadi dell’evoluzione culturale: il mondo attuale è però pervaso da un’irresistibile avanzata verso l’unidimensionale e ciò si accompagna, afferma Assmann (Docente di Egittologia all’Università di Heidelberg), al declino dell’importanza della religione. L’unidimensionalità è una caratteristica del quotidiano e implica la mancanza di grandi prospettive: invece nell’ebraismo il ricordo del passato si trasformava in aspettative del ritorno di un’età positiva. Proprio l’ebraismo opera una grande trasformazione del luogo del sapere, che non risiede più nel rito, ma nell’esegesi del testo. Questa prassi viene definita come il passaggio dalla coerenza rituale alla coerenza testuale, che si verifica quando la società si affranca dalla ripetitività dei riti e costruisce un testo (il canone) che raccoglie il flusso della tradizione. Il concetto di canone è fondamentale per definire le categorie dell’appartenenza; il suo corpus di testi e regole fonda e modella un’identità. L’evento che struttura l’intera storia del concetto di canone è proprio l’introduzione della categoria dell’identità. Gli ebrei hanno opposto una strenua resistenza all’oblio della propria identità, che ha particolarità nel patto stretto con Dio. L’identità insieme alla persistenza etnica è una questione che riguarda la memoria culturale e le sue forme di organizzazione: il tramonto di un’etnia è un oblio collettivo e culturale, mentre l’intensificazione dell’identità collettiva si accompagna alla formazione di particolari tecnologie culturali.

Dati aggiuntivi

Autore
  • Jan Assmann

    Professore di Egittologia - Universität Heidelberg

Anno pubblicazione 1997
Recensito da
Anno recensione 1997
Comune Torino
Pagine 310
Editore