La natura del bene – Fondazione Collegio San Carlo

La natura del bene


L'autrice analizza i concetti di bene e di giusto utilizzando una prospettiva neoaristotelica, attraverso cui il giudizio morale risulta essere un esempio particolare di valutazione che riguarda gli esseri viventi e il loro modo di agire, in relazione alla specie alla quale appartengono. Viene così esposta una teoria della valutazione dell'agire degli esseri viventi che comprende non soltanto gli aspetti della vita umana, ma anche le caratteristiche delle altre specie. La valutazione morale delle azioni implica la conoscenza di certi fatti sulla specie alla quale gli individui appartengono: è questa la natura del bene e la bontà naturale. In questo modo viene annullato lo spazio di ciò che è specificamente morale: l'ambito morale viene riassorbito all'interno di una sfera più complessiva dell'esistente. I giudizi in cui si afferma che qualcosa è buono o cattivo, sostiene Foot, sembrano avere una grammatica particolare quando un soggetto appartiene a una specie vivente, che sia vegetale, animale o umana. La bontà naturale dipende direttamente dalla relazione che lega un individuo e le "forme di vita" proprie della sua specie. Nonostante tutte le differenze fra la valutazione delle piante, degli animali e delle loro parti e caratteristiche da un lato, e la valutazione morale degli esseri umani dall'altro, troveremo comunque in tali valutazioni una struttura logica di base e uno statuto in comune. All'autrice non interessa tanto la varietà delle forme di bontà, quanto la struttura concettuale della sua valutazione che miri a individuare la relazione fra la bontà che si dispiega nelle varie attività umane, il modo di vivere e il bene della specie. Ma come facciamo a giudicare se qualcosa è buono per gli esseri umani? Per gli organismi viventi in generale, è buono ciò che serve per nutrirsi, vivere e prosperare, vale a dire ciò che serve a realizzare le potenzialità della specie. Tuttavia, nel caso particolare dell'uomo, questo criterio di giudizio appare inadeguato, perché non si può concepire l'essere umano in senso soltanto biologico. Esistono attività di pensiero e sfere di vita – l'immaginazione per esempio – senza le quali gli esseri umani potrebbero sopravvivere e riprodursi, ma non potrebbero raggiungere un pieno sviluppo. Le caratteristiche degli esseri umani possono allora essere valutate in relazione al ruolo che svolgono nella vita umana. La caratteristica distintiva del giusto è che per l'uomo certe considerazioni, e non altre, contano come ragioni per l'azione e hanno un certo peso. Chi possiede virtù quali la carità, la temperanza e il coraggio, riconosce certe considerazioni come ragioni potenti che spingono all'azione: le riconosce e agisce in base a esse in termini di razionalità pratica.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 2007
Recensito da
Anno recensione 2007
ISBN 9788815114129
Comune Bologna
Pagine XVII+154
Editore