La perdita dell'evidenza naturale – Fondazione Collegio San Carlo

La perdita dell'evidenza naturale

Un contributo alla psicopatologia delle schizofrenie pauci-sintomatiche


Tradotto con un ritardo di quasi trent’anni, l’opera di Wolfgang Blankenburg non ha perduto i profondi motivi di interesse che la caratterizzarono al momento in cui fu pubblicata per la prima volta, nel 1971. La perdita dell’evidenza naturale si discosta dalla tradizione delle opere dedicate alla schizofrenia – caratterizzate dall’analisi di casi dalla sintomatologia estremamente ricca e decorsi destinati a concludersi nelle forme del delirio o dell’autismo – e prende in esame un caso esemplare di schizofrenia povera. Già questa prima scelta pone in evidenza un problema fondamentale della schizofrenia, quello della sua definizione nosologica. Infatti, come constata lo stesso Blankenburg, nella schizofrenia, “ove i sintomi sono caratteristici, essi non sembrano essere originari, ma essere già la conseguenza di un confronto con la malattia; d’altronde, là dove essi possono essere considerati come originari, essi si offrono in forma non caratteristica”. Ne consegue, innanzitutto, una revisione del confronto con la malattia che ha un’importanza filosofica difficile da sopravvalutare. Padroneggiando con estrema sicurezza un panorama filosofico e psicopatologico di rilevanza assoluta – Husserl, Bleuler, Fink, Heidegger, Binswanger, Minkowski, Merleau-Ponty – Blankenburg riconsidera due questioni fondamentali: che cosa debba intendersi per evidenza naturale e cosa comporti, dal punto di vista psicopatologico, la sua perdita. In Logica formale e trascendentale, Husserl afferma che “il mondo reale è soltanto nella presunzione, ricreata costantemente, che l’esperienza debba sempre svolgersi nello stesso senso costitutivo.” E’ questa presunzione che viene meno nella paziente di Blankenburg minando allo stesso tempo la possibilità della costituzione del mondo, della coesistenza intersoggettiva e di una reale auto-nomia. Viene meno ciò che è solitamente dato per scontato, ovvio e consueto. Ed è ciò che costituisce la possibilità stessa dell’essere in un mondo comune. Diviene così fondamentale tentare di mettere in risalto quanto per sua natura non è mai evidente. E’ questa la ragione del confronto tra epoché fenomenologica e esperienza schizofrenica che apre l’opera. Elemento comune è quella resistenza che contradistingue il tentativo metodologico di mettere tra parentesi il mondo, che sostanzia il sentimento precoce suscitato dallo schizofrenico nello psicopatologo e che, in particolare, è assolutamente assente nel caso esaminato da Blankenburg.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 1998
Recensito da
Anno recensione 1999
Comune Milano
Pagine XIX+195
Editore