Le voci dei libri


«È questo il potere dei libri veri: portare alla verità una cosa che è simile e non era tale sino a che non si è verificato l’incontro» (p. 50); un incontro di cui parla anche Martin Buber: «ogni vita vera è incontro» (p. 43). In questo volume è presente la memoria degli incontri di Ezio Raimondi, nei quali i libri, le persone, i luoghi e la storia – con la maiuscola e con la minuscola – si confondono, non perché non sia possibile distinguerne i rispettivi confini, ma perché ciascuno di essi partecipa in egual misura alla nascita di qualcosa di sempre nuovo. I libri non recano in sé soltanto i propri contenuti, ma portano il ricordo del luogo in cui sono stati trovati o acquistati, di chi li ha portati in dono o soltanto suggeriti, delle condizioni in cui sono stati letti – nella povertà di una modesta famiglia prima della Seconda guerra mondiale o nella Bologna ferita e vitalissima dell’immediato dopoguerra. Una Bologna segnata dal fascismo e dalla guerra, ma comunque parte di un’Italia in cui la scuola e l’università, e più in generale la cultura, erano «strumento necessario» di una crescita non solo intellettuale, ma soprattutto sociale, tanto individuale quanto collettiva. I titoli dei libri si mescolano così con il ricordo dei maestri, degli amici di studio e degli amici di infanzia facendo riemergere dal passato le figure di Roberto Longhi e Renato Serra, e con essi le prime letture di Gadda e di Tesauro, di Curtius e di Heidegger, letti nell’originale tedesco. Per esempio, nella particolare interpretazione raimondiana di Sein und Zeit vi è un’idea di storia fondata sulla singolarità dell’uomo comune che resterà un punto di riferimento teorico costante di tutta la sua carriera accademica. Matura altresì in Raimondi un’autonomizzazione dalla generale cultura crociana e gentiliana che troverà ne L’autunno del Medioevo di Huizinga o nel Rabelais et la problème de l’incroyance di Febvre le opere che lo avvicinano alla scuola delle «Annales» e alla concretezza delle cose, al loro essere collocate in uno spazio sociale, geograficamente e storicamente determinato. Nello scorrere del tempo ai maestri e agli amici si aggiungono gli allievi e gli studenti, altrettanto importanti nel mantenere vivo l’interesse per gli studi e sempre capaci di svelare una nuova opera o un nuovo autore. Raimondi riesce così a trasmettere una visione della cultura come esperienza protesa contemporaneamente verso il passato e verso il futuro in cui la letteratura ricopre un ruolo fondamentale e costruttivo, attento tanto alla verità quanto alla fantasia. È così che le parole con cui Raimondi, con grande partecipazione, descrive la vitalità dell’immediato dopoguerra, meglio di altre possono restituire il senso e il significato di ciò che i libri hanno rappresentato e possono ancora rappresentare: una «straordinaria fiducia nella ripresa dell’ordine delle cose, nelle virtù civiche, in un ritrovato e rinnovato prevalere dell’umano» (p. 43).

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 2012
Recensito da
Anno recensione 2012
ISBN 9788815234629
Comune Bologna
Pagine 113
Editore