Leo Strauss

Linguaggio del potere e linguaggio della filosofia


Senza nulla concedere alle polemiche sulla collocazione politico﷓ideologica di Leo Strauss, il libro di Carlo Altini ha il merito di comporre le molteplici sfaccettature del suo pensiero in un mosaico unitario, che lascia trasparire i grandi problemi che hanno assillato la filosofia del XX secolo. La crisi della modernità è, infatti, il tema attorno al quale ruota l’opera di Leo Strauss, le cui radici si trovano nel confronto con gli esponenti più avveduti dell’ebraismo (Cohen e Rosenzweig) e della filosofia tedesca del primo Novecento (Weber, Schmitt, Cassirer, Heidegger). Altini individua come punto di snodo fondamentale della sua ricostruzione critica il dibattito sorto nei primi anni Venti intorno al significato della figura di Spinoza, con cui, secondo Strauss, viene messa in discussione la pretesa stessa di un primato della Rivelazione di fronte alla Ragione. Il problema teologico-politico, che il liberalismo moderno pretende di aver risolto innalzando il vessillo dell’autonomia dello spirito critico, rimanda invece per Strauss ad un conflitto originario tra legge rivelata e ragione: infatti, la pretesa del razionalismo moderno di ergersi contro l’autorità della tradizione si scontra con l’incapacità di dar conto dei propri fondamenti. La filosofia, in quanto ricerca guidata dalla sola capacità speculativa, non può quindi non confliggere con la fede nel primato della legge divina, come pure con la città, dominata dall’opinione dei molti. Partendo da questa convinzione, Strauss arriva a teorizzare la «scrittura reticente», la strategia con la quale i pensatori hanno cercato di tenere insieme la ricerca della verità e la prudenza necessaria alla propria incolumità personale e alla salvaguardia della coesione della città. Non si tratta solo di un metodo di lettura applicato con genialità ai classici del pensiero, ma della forma con la quale il dissidio tra filosofia, religione e politica trova espressione nei punti alti della riflessione umana. È questa la prospettiva ermeneutica che guida le analisi straussiane di Spinoza, Machiavelli, Platone, Maimonide, autore quest’ultimo prediletto per la saggezza nel distinguere i piani in cui si pongono l’autorità della fede e l’autonomia della ricerca filosofica. In questo senso, Altini arriva a mettere in luce l’alterità e il potenziale critico del discorso filosofico rispetto al linguaggio della politica, come pure la tensione irriducibile ma necessaria fra Atene e Gerusalemme.

Dati aggiuntivi

Autore
  • Carlo Altini

    Direttore scientifico della Fondazione Collegio San Carlo di Modena

Anno pubblicazione 2000
Recensito da
Anno recensione 2000
Comune Bologna
Pagine 286
Editore