L'etica della memoria – Fondazione Collegio San Carlo

L'etica della memoria


La differenza tra etica e morale è lo sfondo su cui viene elaborata la distinzione chiave di questo volume, quella tra due tipi di rapporti umani: le relazioni "spesse" (con le persone care, radicate in una passato condiviso), che appartengono all'etica, e le relazioni "sottili" (che ci legano a tutto il genere umano), che appartengono alla morale. Al centro dell'etica della memoria, afferma Margalit, vi è un triangolo di relazioni: memoria e cura, memoria ed etica, memoria e morale. La relazione tra memoria e cura è una relazione interna, dal momento che la memoria è parte costitutiva della nozione di cura ed è attraverso questa relazione che la memoria confina con la morale: abbiamo infatti bisogno della morale perché non abbiamo cura, ossia manchiamo di un interesse assiduo per il benessere della maggior parte della comunità degli esseri umani (abbiamo cioè bisogno della morale per superare l'indifferenza naturale nei confronti degli altri). La memoria individuale è il cemento che tiene insieme le relazioni "spesse", l'ambiente naturale dell'etica. Ma, ovviamente, esiste un'importante relazione anche tra memoria e relazioni "sottili", in tutte quelle occasioni in cui la morale deve occuparsi della memoria, per esempio nelle questioni dei crimini contro l'umanità. In questo caso specifico, per esempio, ha un grande rilievo il ruolo del testimone, che ha una connotazione sia morale che etica: l'attenzione per il male è una preoccupazione morale per eccellenza, ma al tempo stesso il testimone è massimamente efficace e autentico quando parla di vittime che sono collegate tra loro da relazioni "spesse". Nel caso dei crimini contro l'umanità la memoria è strettamente collegata al tema del perdono che, per essere esercitato compiutamente, non deve arrivare alla cancellazione e all'oblio del male, ma alla sconfitta del risentimento che lo accompagna. Possiamo o dobbiamo perdonare? Possiamo o dobbiamo dimenticare? Margalit risponde che le ingiustizie rimangono e dovrebbero rimanere con noi, ma c'è anche un obbligo al perdono, perché soltanto mediante un autentico sentimento di perdono è possibile andare oltre l'odio e la vendetta. A questo proposito, l'Autore utilizza gli studi filosofici, antropologici e sociologici sul dono: lo scambio "donativo" implica un obbligo per il ricevente. Allo stesso modo un sentimento o un atto di perdono vincola il destinatario, che deve accettarlo e, mediante esso, è condotto sul piano superiore della riconciliazione. Per questo motivo il perdono rafforza sia le relazioni "spesse" che – soprattutto – le relazioni "sottili", vincolando reciprocamente individui e comunità.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 2006
Recensito da
Anno recensione 2007
Comune Bologna
Pagine 175
Editore