L'Italia in tempi di cambiamento politico


Obiettivo esplicito del testo del sociologo – già autore di La costruzione sociale del mercato, Il Mulino, 1988 – è quello di “tracciare un profilo della società italiana pensato per chi ragiona sulla politica di oggi”. Il saggio si articola in due parti: la prima è volta a descrivere sinteticamente le tendenze prevalenti nelle trasformazioni della struttura sociale del paese e dell”accelerazione che queste paiono esprimere, la seconda si concentra sui rapporti tra società e politica a partire dalla cultura, che di questi rapporti costituisce la matrice di base. Vengono, dunque, delineati gli elementi chiave di due prospettive teoriche attraverso le quali interpretare la struttura italiana: il punto di vista per cui, pur riconoscendo le trasformazioni avvenute in ambito lavorativo, quest”ultima dimensione rimane al “centro del problema dell”identità personale” e, pertanto, della costituzione stessa della società, e la prospettiva che pone la “relativa perdita del significato del lavoro (…) la sua riduzione a valore strumentale” come sfondo dal quale emerge, come dimensione centrale nella strutturazione sociale, quella del consumo e degli stili di vita. Mentre quest”ultima prospettiva, però, tende a fornire immagini semplici della struttura sociale, proprio i recenti mutamenti dello scenario politico spingono a rimettere al centro dell”analisi le classi sociali, le differenti posizioni degli attori in relazione al sistema produttivo ed al mercato. In base a ciò, si sostiene che, nei paesi avanzati, le possibilità di vita si sono venute differenziando, collegandosi, al tempo stesso, in modo più chiaro alle loro posizioni di classe. Bagnasco mette a fuoco tre direzioni di trasformazione verso cui muove la struttura socioeconomica italiana in uscita dal fordismo: la centralità della piccola impresa e l”attenzione ai sistemi locali che questa comporta, le trasformazioni sociali interne al mondo della grande impresa, l”imporsi della produzione di beni immateriali e l”emergere di un “nuova borghesia” ad essa legata. In base a questi elementi la politica viene decodificata come rivelatore di struttura sociale. Nella seconda parte del saggio, si cerca di andare a fondo di tre stereotipi solitamente utilizzati per fare il quadro della condizione culturale italiana. Vengono così discussi il familismo – più realistica è l”immagine della “famiglia contrattata” e la contrapposizione familismo/associazionismo -, l”imprenditività – il problema è la molta imprenditività a fronte di una scarsa managerialità -, il regionalismo – laddove il dato reale è lo sviluppo di agglomerati, città e paesi non coincidenti con le regioni, giungendo ad una immagine di sintesi secondo la quale prevale la debolezza dei valori collettivi e la forza dei valori a raggio sociale corto.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 1996
Recensito da
  • Vando Borghi

    Professore di Sociologia dei processi economici e del lavoro - Università di Bologna

Anno recensione 1996
Comune Bologna
Pagine 81
Editore