Ricchezza francescana – Fondazione Collegio San Carlo

Ricchezza francescana

Dalla povertà volontaria alla società di mercato


L’attivismo di predicatori e poveri volontari nel primo francescanesimo andava nella direzione di dimostrare che la privazione di oggetti e di denaro non significava rinunciare alla vita, ma anzi poteva portare a una migliore comprensione dei bisogni e delle necessità relative, come pure a una socializzazione di questa conoscenza. Allo stesso tempo la riflessione di alcuni colti francescani (Bonaventura, Ugo di Digne, Pietro di Giovanni Olivi) giunse a definire che esistono diversi modi di fare uso delle ricchezze presenti nel mondo. Il mondo mercantile, quello governativo e quello evangelico appaiono integrabili in un’organizzazione della realtà comprensibile a partire da un’analisi dell’uso specifico delle cose. L’apparizione dei primi testi francescani sul comportamento degli uomini di affari non significa che vi fosse un’esatta comprensione delle leggi di mercato, ma indica l’interesse per una giustizia economica che desse vita a un mercato dotato di regole. Per i francescani, sottolinea Todeschini, nel mercante c’è qualcosa di altamente virtuoso, che ne fa un interlocutore privilegiato dei poveri in Cristo: l’impegno e l’abitudine a rischiare lo rendono il protagonista laico della ricchezza transitoria, un promotore della circolazione delle ricchezze utili alla società cristiana nel suo insieme. Per questo motivo se da un lato rimase la condanna dell’usura, nel commercio dei titoli di credito si scopriva dall’altro un percorso civico della finanza tanto più etico quanto più in grado di promuovere la circolazione costante del denaro e, quindi, lo scambio di ricchezza tra privati e pubblico. Dopo la convalida morale del prestito pubblico, avvenuta con il decisivo contributo dei francescani, il credito, il commercio e i mercanti, conclude l’autore, diventano parte ineliminabile di una realtà cristiana che si rappresenta e si pensa capace di produrre un’universale felicità, avviandosi verso un’eterna salvezza. È nel momento in cui la carità civica e l’assistenza producono corpose realtà istituzionali fondate su specifiche transazioni economiche che il profitto e la circolazione delle ricchezze appaiono in grado di avvicinare il cielo alla terra. Percorrendo la strada di un’analisi ravvicinata delle dinamiche dell’arricchimento, la comunità intellettuale francescana aveva individuato nell’impossibilità del mercato stesso di definire un’equivalenza esatta fra denaro e valore delle cose e nell’inquietudine sociale derivatane il momento di contatto fra mondo dei religiosi e mondo dei laici. La povertà volontaria e la ricchezza potevano apparire complementari nel costruire il bene comune se concretizzavano la scelta di agire quotidianamente in vista della definizione di un benessere collettivo.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 2005
Recensito da
Anno recensione 2005
Comune Bologna
Pagine 216
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