Se la storia ha un senso – Fondazione Collegio San Carlo

Se la storia ha un senso


È ormai un luogo comune guardare con scetticismo e sospetto verso qualsivoglia filosofia della storia e le sue rassicuranti interpretazioni. D’altra parte, anche senza filosofia della storia non possiamo fare a meno di tentare di dare un senso agli avvenimenti che viviamo. Nel presente volume Bodei, analizzando i diversi modelli di filosofia della storia che si sono formati a partire dall’antichità classica giungendo fino a noi, cerca di farci comprendere quanto questi modelli influenzino tuttora la lettura della realtà, rendendo i discorsi sulla fine della storia o sulla perdita di senso storico dei popolari pregiudizi. Secondo l’autore due sono i fattori di crisi che determinano l’attuale «diminuzione del senso storico»: l’alleanza tra storia e utopia stipulata alla fine del Settecento e la perdita del postulato di Polibio secondo cui il processo unitario degli eventi storici è guidato da macrosoggetti (il dominio di Roma). Nel primo caso l’utopia, che sempre ha rappresentato una donazione di senso alla storia, ha trasformato il suo assetto da “non luogo” geografico irrealizzabile qual era, a luogo temporale possibile nel futuro storico. La storia diviene allora una «grande marcia di approssimazione a un fine», dotata di una sua autonoma logica finalistica che ha trasformato il senso storico accentuando enormemente la percezione del cammino tortuoso, ma necessario che porta alla meta. Le filosofie della storia degli ultimi due secoli, sostituendo totalmente la chiave di lettura provvidenzialistico-teologica di matrice agostiniana e gioachimita, hanno presentato modelli di perfezione la cui varietà è riconducibile allo spirito dell’utopia. È questa alleanza, secondo Bodei, ad essere entrata in crisi spezzandosi nei due tronconi della «storia sacra» dei fondamentalismi antimoderni e del «post-moderno» della fine delle illusioni e della spinta propulsiva della modernità. Questa crisi precede e accompagna il crollo dell’altra certezza, ossia che la storia abbia un fine unificante volgentesi verso il meglio. La fine del paradigma polibiano, frantumando la lettura unitaria degli eventi storici nei mille pezzi delle storie locali, produce nel nostro tempo uno «strabismo percettivo» nel momento in cui il fenomeno della “globalizzazione” mette gli uomini in condizione di cogliere la storia come un tutto. Tenendo conto dell’irreversibilità di questa rottura non dobbiamo però esimerci, secondo Bodei, dal compito di dare un senso agli eventi, sapendo cosa vogliamo chiedere, nella consapevolezza che l’incerta situazione attuale permette di ricostruire una nuova cartografia con rinnovati strumenti concettuali.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 1997
Recensito da
Anno recensione 1998
Comune Bergamo
Pagine 125
Editore