Teoria del partigiano – Fondazione Collegio San Carlo

Teoria del partigiano


L’essere politicamente autonomo, secondo i quattro “caratteri” che Carl Scmitt assegna quali costitutivi di questa sua Teoria del partigiano si rivela caratteristica fondante di quella figura particolare di “combattente” la cui stessa definizione letterale “deriva da un partito, e rimanda al legame con un partito o con un gruppo in qualche modo combattente, in guerra o nella politica”. Infatti i caratteri che Schmitt assegna al “partigiano” sono i seguenti: 1) l’irregolarità; 2) l’accresciuta mobilità della lotta attiva; 3) l’accresciuta intensità dell’impegno politico e 4 ) il carattere tellurico (ovvero, la difesa della propria terra). La teoria del partigiano di Schmitt contempla quindi un certo soggetto storico e politico che non è schierato con alcun esercito regolare, che è mobile e velocissimo in tutti i suoi spostamenti spaziali, politicamente impegnato e legato all’ideale della difesa della propria terra. Compendiando gli ultimi due caratteri in quello complessivo dell’ impegno politico in difesa della propria terra e i primi due in quello di una non strutturabile velocità di azione e di manovra risulta che la caratteristica del partigiano secondo Schmitt (“l’essere politicamente autonomo”) si riallaccia alla sua molto più generale teoria del “Politico”. Il libro in esame va dunque visto come una propaggine, una conseguenza diretta, una conclusione “altra” (e anche come un’applicazione) di quello che è stato indubbiamente il contributo più rilevante del filosofo del diritto tedesco ai problemi della filosofia politica e della teoria sociale. Nel saggio del 1927 sulle categorie del “Politico” Schmitt afferma che la sua essenza è da porre nello statuto di individuazione che le due “categorie” di amico e nemico operano sul grado di vicinanza od ostilità rispetto al “nemico pubblico”. Nello scritto del 1942 Terra e mare egli dirà che ogni ordinamento politico e giuridico deriva per sovrappiù la propria concretezza dalle due coordinate spaziale e temporale (nel primo caso caratterizzato anche dall’ elemento che diremmo più propriamente tellurico: il radicamento di un determinato popolo nel suo territorio e l’occupazione di particolari zone da parte di un gruppo sociale). Ma anche il partigiano (e proprio a causa di questa teoria di Schmitt) reca come uno dei propri elementi costitutivi appunto quel “carattere tellurico” che lo vuole legato (come fosse un destino) alla propria terra d’origine ed alla sua densa immutabilità. Appunto, dichiara Schmitt: “tale proprietà è importante per definire, a prescindere da ogni mobilità tattica, la posizione fondamentalmente difensiva del partigiano, il quale si snatura quando si identifica con l’aggressività assoluta di un’ideologia tecnicizzata o di una rivoluzione mondiale”.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 2005
Recensito da
Anno recensione 2006
Comune Milano
Pagine 179
Editore