Terapia del desiderio – Fondazione Collegio San Carlo

Terapia del desiderio

Teoria e pratica nell''etica ellenistica


Lo scopo del libro è quello di indagare sull’idea di una filosofia “compassionevole” che, sul modello dell’arte medica, si prenda cura dell’anima in pena e concentri la propria attenzione sulle motivazioni individuali e sull’interesse particolare come utili ingredienti della “scelta buona”. Al fine di studiare gli sviluppi di una filosofia intesa come medicina dell’anima nelle tre maggiori scuole ellenistiche, l’autrice ha scelto di seguire la carriera di una allieva immaginaria che, variando la propria identità storica e sociale alla ricerca della “vita buona”, consulta i differenti movimenti filosofici, le diverse diagnosi e strategie di cura, nel tentativo di riportare una “piccola vittoria” sul disordine, sulla paura e sul male. Il primo riparo sicuro dalle burrasche della vita emotiva è offerto all’allieva dalla comunità terapeutica epicurea, capace di educarla a liberarsi dai vuoti desideri imponendole tuttavia quella sudditanza alla voce del maestro che la spingerà a cercare conforto presso la Nuova Accademia, dove ogni credenza che sia il prodotto di un ragionamento è una malattia e dove insieme al giudizio ella imparerà a purgare anche i relativi bisogni, rinunciando ai legami affettivi che uniscono i membri del Giardino. Allora ella approderà al Portico, dove sarà finalmente agente autonoma nella terapia che le darà potere sulle proprie passioni. Il conseguimento di una tale atarassia, però, ha un prezzo da pagare: l’estirpazione delle emozioni dalla vita umana che è “buona” solo se libera da turbamenti. Consapevole del limite di tali “cure” ed esaltando, rispetto ad esse, il valore della vulnerabilità e finitezza umana da cui il soggetto autosufficiente è escluso, l’autrice accetta la lettura ellenistica delle passioni, intese non come impulsi ciechi, ma elementi intelligenti e discriminanti della personalità: le passioni sono irrazionali solo quando riposano su false credenze. Tuttavia, una attenta analisi mostra come la terapia stoica, spavaldo tentativo di purificare la vita sociale da tutti i mali, finisca con il rimuovere, insieme all’ira, anche l’amore appassionato e quella percentuale di rischio in cui consiste il fascino dell’umanità fragile. In questo senso viene apprezzato lo sforzo di Aristotele, che traccia un quadro delle emozioni prossimo ai quadri dei filosofi ellenistici e sviluppa l’idea di una filosofia medica diretta allo scopo pratico di migliorare la vita umana senza tuttavia difendere una forma di distacco dalle cose mutevoli, anzi identificando l’esistenza migliore con quella capace di trarre giovamento dall’attaccamento ad esse.

Dati aggiuntivi

Anno pubblicazione 1998
Recensito da
Anno recensione 1999
Comune Milano
Pagine 616
Editore