Ricordare. Forme e mutamenti della memoria culturale


Il volume si propone di discutere «il più ampio numero possibile di punti di vista sul complesso fenomeno della memoria e di disegnare contestualmente linee evolutive e contiguità di ampio respiro» (p. 17), fino ad affrontare la questione del rapporto fra «spazi del ricordo» e processo costitutivo dell’identità collettiva. La tecnologia digitale ha oggi trasformato il veicolo di trasmissione della memoria in un sostrato più ineffabile della scrittura. Alla velocità e capacità di conservazione dei dati si contrappone il problema dello smaltimento delle informazioni in eccesso e della conservazione del materiale di supporto. Funzioni, mediatori e depositi della memoria sono i tre punti di vista rispetto ai quali una riflessione rivolta al presente possa avvalersi di un confronto costruttivo con il passato. Questa triparti-zione tematica struttura l’esposizione dell’autrice e ne riflette l’atteggiamento metodologico, aperto alle più varie sollecitazioni interdisciplinari. La prima sezione introduce la distinzione concettuale fra memoria come «vis» e memoria come «ars». La mnemotecnica ha la funzione di ordinare lo spazio del ricordo, di articolare loci et imagines in una sorta di «scrittura mentale»: uno strumento di «archiviazione», i cui esempi letterari colgono altre funzioni del ricordare, determinanti per il costituirsi dell’identità individuale e collettiva. La memoria intesa come «vis» descrive, invece, il processo soggettivo, condizionato dal tempo, dell’affiorare e divenire cosciente del ricordo. Su un piano generale, l’autrice propone di considerare storia e memoria come «due modalità del ricordo». La memo-ria collettiva, definita «funzionale», mette in movimento l’interpretazione del passato nella quale un gruppo, una nazione, uno stato riconosce la propria identità. Di contro, la «memoria archivio», la storia intesa come «memoria della memoria», può contenere tutto ciò che è inutilizzato, momentaneamente superato, oppure neutrale al formarsi identitario. Si costituisce, così, sotto forma di archivio, un «orizzonte esterno delle diverse memorie funzionali», necessario punto di riferimento nel processo di aggiornamento critico. La seconda parte del saggio è dedicata ai mediatori della memoria culturale che indirizzano l’interpretazione storica di una collettività. La metaforica della memoria, essenzialmente spaziale, individua quattro grandi classi di mediazione: la scrittura, le immagini, il corpo e i luoghi. A partire dall’età romantica, i mediatori culturali perdono gradualmente la funzione di indicare uno spazio del ricordo capace di sottrarsi alla forza distruttiva del tempo, tanto da rafforzare l’interdipendenza fra ricordo e oblio.

Dati aggiuntivi

Autore
  • Aleida Assmann

    Professoressa di Anglistica e Teoria della letteratura - Universität Konstanz

Anno pubblicazione 2002
Recensito da
Anno recensione 2003
Comune Bologna
Pagine 461
Editore