Bioetica e democrazia

La questione della vita nella sfera pubblica europea

  • venerdì 07 marzo 2003 - 17,30
Centro Studi Religiosi

Il discorso si fa complicato se entriamo nel campo della scienza, della tecnologia applicata agli organismi viventi, delle biotecnologie che, superata la stagione matura dei trapianti, sono ora pronte a compiere operazioni quali le clonazioni di animali e gli interventi a scopo terapeutico su cellule embrionali. Si tratta di un’autentica rivoluzione scientifica con contraccolpi etici che non hanno precedenti. (…) Tutti, laici e cattolici, devono prendere atto che le prestazioni attuali della scienza e della tecnologia mediche hanno raggiunto gradi di specializzazione e di autonomia di sperimentazione tali per cui esse dispongono, in modo monopolistico e insindacabile, delle informazioni essenziali sui problemi su cui l’opinione pubblica e la politica sono chiamate a decidere – spesso su problemi sorti per insufficienze tecniche o per scarsa lungimiranza della stessa sperimentazione medica. Non si tratta di porre vincoli esterni alla ricerca ma di costringerla ad essere più trasparente nei suoi assunti, nelle sue procedure e soprattutto più lungimirante nei calcoli delle sue conseguenze. Deve applicare a se stessa l’etica della responsabilità.
Detto questo, nel tema specifico delle biotecnologie i cattolici – è noto – si riservano certezze circa la definizione di ciò che per loro è già un «essere umano» o una «persona» a partire dalle cellule embrionali. Si tratta di una presa di posizione del tipo natura-verità che risponde a una logica metafisica (uso qui questo concetto nel suo significato tecnico-filosofico, senza alcun sottinteso svalutativo), nel senso che essa non aspetta dalla scienza alcun contributo conoscitivo nel merito. (…) È assai probabile che molti cattolici (in particolare negli ambienti medici) non condividano questa impostazione e abbiano lo stesso atteggiamento problematico dei laici; ma a livello di comunicazione pubblica non risulta esserci una posizione cattolica (moderatamente) correttiva di quella ufficiale. Viceversa le posizioni dei laici sono molto differenziate e alcuni condividono le tesi cattoliche; ma ciò che le qualifica è la disposizione a imparare criticamente dalla scienza a ridefinire vita e natura, senza rinunciare con ciò al principio etico dell’uomo-come-fine.
Questo atteggiamento è congruente con l’etica della responsabilità che dovrebbe orientare il comportamento di tutti nel nuovo circuito tra biotecnologie e decisioni collettive, assumendo la responsabilità verso situazioni pregresse prodotte dalla scarsa lungimiranza, e soprattutto verso situazioni future, con la creazione di leggi chiare e trasparenti che concilino princìpi etici e ricerca scientifica.
(da G.E. Rusconi, Come se Dio non ci fosse. I laici, i cattolici e la democrazia, Torino, 2000, pp. 15-18)*

Riferimenti Bibliografici


- D. Bonhoeffer, Resistenza e resa, Cinisello Balsa-mo, 1988;*
- H. Jonas, Il principio responsabilità, Torino, 1990;*
- J. Habermas, Il futuro della natura umana, Torino, 2002.*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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