Confini di cittadinanza – Fondazione Collegio San Carlo

Confini di cittadinanza

Le politiche europee dei flussi migratori

  • da mercoledì 02 maggio 2001 a lunedì 14 maggio 2001 - 21,00
Centro Culturale

È un fatto ormai ampiamente riconosciuto che il fenomeno migratorio è destinato ad acquisire sempre più i caratteri della normalità, a perdere cioè i caratteri dell’evento eccezionale o transitorio. Tuttavia, le odierne migrazioni presentano caratteristiche molto differenti rispetto alle prime emigrazioni di massa del XIX e del primo XX secolo. La globalizzazione va generando una crescente separazione tra i luoghi in cui viene prodotta una cultura e i luoghi in cui può essere fruita. Il fenomeno della deterritorializzazione non riguarda solamente le attività produttive, ma anche la cultura.
Il migrante di ieri mirava a raggiungere il più in fretta possibile assimilazione e nuova acculturazione; oggi, la possibilità degli spostamenti di massa e le nuove tecnologie infotelematiche hanno creato una sorta di società di immigrazione i cui abitanti rimangono, per così dire, cittadini di due mondi. Sul piano dell’agire pratico si acquisiscono i modi del Paese ospitante, ma sul piano dei valori e dei sentimenti morali si cerca di restare fedeli alla propria cultura di provenienza. La novità profonda dell’economia globalizzata sta nella frammentazione del nostro mondo e nella riproposizione del problema dell’identità. Il conflitto di identità costituisce un elemento di profonda differenziazione delle odierne migrazioni rispetto a quelle di ieri, un elemento che non ha ancora trovato non solo soluzione, ma neppure adeguata attenzione tra gli stessi addetti ai lavori. Tre interrogativi sovrastano gli altri per quanto attiene specificamente il tema della sicurezza in Europa:

1. Preso atto che le nostre società tendono a diventare società di migranti, come configurare il rapporto tra multiculturalità e identità? Ovvero, fino a che punto si può spingere una politica dell’identità se si vuole che la pluralità delle culture presenti in un Paese risulti compatibile con un ordine sociale garante della pace e delle ragioni della libertà?

2. Riconosciuto che lo scarto crescente tra cittadinanza economica e cittadinanza socio-politica dell’immigrato ha ormai raggiunto un livello non più in grado di assicurare la dignità della persona umana, cosa fare per conciliare l’inclusione economica dell’immigrato con la sua esclusione dai diritti sociali e politici?

3. Se specifiche ragioni di principio sconsigliano riproposizioni del modello assimilazionista di marca francese e del modello dell’autogoverno delle minoranze (balcanizzazione della società), quale altro modello è oggi ragionevolmente proponibile per un’integrazione dei nuovi arrivati nella società di accoglienza?

Riferimenti Bibliografici


- F. Bandarin, L'Europa di fronte al fenomeno migratorio, in «Europa Europe», IX, 2000, n. 6, pp. 39-44;
- T. Boari, L'Italia è al centro dei traffici di donne e bambini, in «Limes», 2000, quaderno speciale;
- A. Carettoni e E. Flaccadoro, L'economia delle migrazioni in Europa, in «Europa Europe», IX, 2000, n. 6, pp. 79-96;
- I. Diamanti, Immigrazione e cittadinanza, in «Europa Europe», IX, 2000, n. 6, pp. 66-78;
- F. Pastore, Le rivoluzioni incompiute della politica migratoria europea, in «Europa Europe», IX, 2000, n. 6, pp. 117-132.

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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