La risurrezione dei corpi – Fondazione Collegio San Carlo

La risurrezione dei corpi

Escatologia e antropologia tra ebraismo e cristianesimo

  • giovedì 21 ottobre 1999 - 17,30
Centro Studi Religiosi

Gli studiosi di letteratura giudaica danno per acquisito che l’antico Israele non abbia avuto una chiara concezione della vita dopo la morte, né una qualche idea circa l’anima immortale. Il giudaismo antico, di norma, sottolinea il significato della corporeità quale componente indispensabile della personalità, nonché il senso speciale della dinamica genealogica: potersi ricongiungere ai padri in avanzata età e in sazietà di giorni ed assumere così il proprio posto nell’ereditata tomba di famiglia.

A partire dal II secolo a.C. si incontra nei testi biblici una prima, chiara fede nella risurrezione dei morti. Il primo testo è un brano di Daniele (12,1-4) che annuncia in termini profetici la riabilitazione dei giusti e dei martiri, mentre gli empi moriranno per sempre. La risurrezione dei giusti è vista come un momento del giudizio di Dio che ridona ai suoi fedeli la vita loro ingiustamente sottratta. Il secondo testo è quello della storia dei Maccabei, scritto in greco nel II o I secolo (2Mac 7). In questo ampio racconto la fede nella risurrezione si fonda sulla potenza creatrice di Dio, Signore della vita. Anche qui viene affermata la risurrezione dei giusti che sono rimasti fedeli a Dio anche a prezzo della vita.

Tra questi due testi si trovano le testimonianze di risurrezione corporale della letteratura intertestamentaria: il Libro di Henoch e il Testamento dei Dodici Patriarchi. Questi scritti giudaici, compilati sotto l’influenza della sfera di Qumrân, sostengono una concezione della risurrezione dell’io totale, dell’uomo che viene restituito-trasformato.

Più sfumato e meno esplicito è il motivo della risurrezione dei corpi nella riflessione religiosa a Qumrân. In quella comunità la risurrezione corporale si colloca solo come momento di passaggio nella riflessione escatologica, centrata piuttosto sul giudizio finale di Dio e sulla ricompensa eterna dei giusti.

L’elemento accelerante nel processo di formulazione del credo biblico nella risurrezione dei morti è la crisi persiana ed ellenistica che, con la persecuzione e l’uccisione dei giusti, accresce la certezza nella vittoria e nel trionfo di Dio sulla morte. La tradizione giudaica successiva sviluppa un ampio ventaglio di concezioni antropologiche ed escatologiche. Ad esempio, il giudaismo farisaico, che pure professa la risurrezione dei morti, conosce molteplici espressioni, non sempre coerenti fra loro e dovute in parte all’influsso ellenistico. In questa tradizione si insiste con accentuato realismo sulla corporeità e identità dei risorti.

L’insegnamento evangelico sulla risurrezione dei morti affonda le sue radici nella tradizione biblica e prende dall’ambiente del giudaismo le formule e le modalità espressive. La novità è rappresentata dalla nuova motivazione con cui Gesù esprime la sua speranza nell’intervento di Dio a favore del giusto perseguitato.

Nel destino personale di Gesù si inaugura, secondo Paolo di Tarso, il tempo nuovo e definitivo nel quale la certezza della risurrezione sostiene tutto il messaggio cristiano. Nell’ampia catechesi sulla risurrezione contenuta nella prima lettera ai Corinti (1Cor 15,1-18), Paolo descrive non solo l’efficacia salvifica della risurrezione di Cristo, ma anche le peculiarità proprie del corpo risorto, che, pur conservando l’identità personale, diviene corpo interamente trasfigurato.

Riferimenti Bibliografici

­
- Delcor M., Studi sull'apocalittica, Brescia, Paideia, 1987;*
-­ Puech E., La croyance des Esseniens en la vie future: immortalité, résurrection, vie eternelle? Histoire d'une croyance dans le Judaisme ancien, 2 voll., I. La résurrection des morts et le contexte scripturaire, II. Les données qumraniennes et classiques, Paris, J. Gabalda, 1993;
-­ Sacchi P., L'apocalittica giudaica e la sua storia, Brescia, Paideia, 1990;*
-­ Stemberger G., Der Leib der Auferstehung: Studien zur Anthropologie und Eschatologie des palastinischen Judentums im neutestamentlichen Zeitalter, Roma, Biblical Institute Press, 1972.

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

Altre conferenze del ciclo

Torna all'archivio conferenze