La teoria dei sistemi complessi e le scienze sociali: Fernand Braudel – Fondazione Collegio San Carlo

La teoria dei sistemi complessi e le scienze sociali: Fernand Braudel

  • martedì 07 aprile 1998 - 17,00
Centro Culturale

Il percorso intellettuale di Fernand Braudel può essere considerato come un momento rivelatore della crescita, nel corso del primo Novecento, di forme di “pensiero inquieto” che, nelle diverse scienze sociali e nella riflessione epistemologica, hanno evocato o delineato la figura della complessità come principio di superamento di astratte fratture tra le discipline. Il ruolo di Braudel è stato indubbiamente quello di vettore di un processo di accelerazione nell’affermazione di questo habitus mentale, dal quale nel corso degli anni settanta ed ottanta è emersa una nuova configurazione dell’epistemologia, nel solco tracciato da Ilia Prigogine, da René Thom, dai biologi Maturana e Varela grazie ai loro studi sui fenomeni di autopoiesi e, in forma più divulgativa, da Edgar Morin. Tale ruolo è stato esercitato dallo storico in modo “ambivalente”, tra la sua originaria e profonda vocazione intellettuale all’interscienza, cioè ad un modo di operare della conoscenza fondato principalmente su un processo di rifocalizzazione interna delle discipline a partire da problemi o da configurazioni problematiche condivise, e un orientamento strategico che lo ha spinto piuttosto a praticare l’interdisciplinarità, cioè un assemblaggio di metodi e di concetti, che ogni disciplina è in grado di realizzare in forma strumentale, a proprio uso e consumo, a partire dalle proprie frontiere esterne e nel confronto, non necessariamente interattivo, con discipline limitrofe o contigue.

A partire da queste premesse di ordine generale la relazione seminariale svilupperà i seguenti punti:
a) un’analisi dell’articolarsi delle “forme del pensiero inquieto”, negli anni della formazione di Braudel, con particolare riferimento al pensiero di Cournot, e al ruolo di “éveilleurs” della problematica della complessità esercitato sulla generazione di Braudel da Berr e Valéry;
b) gli effetti della riflessione sulle forme del dinamismo economico e delle crisi di lungo periodo, come principio di affermazione di forme non meccanicistiche di pensiero economico negli anni della gestazione de La Méditerranée (ad es., affermazione del metodo sperimentale nell’analisi economica, effetti della rilettura dell’istituzionalismo americano nel contesto francese, teoria dei cicli secolari di Kondratieff). Verranno inoltre analizzate le teorie sociologiche ed economiche degli studiosi della generazione di Braudel, maggiormente vicine a queste aperture “non newtoniane” del paradigma scientifico: in particolare la teoria della molteplicità dei tempi storici di Gurvitch, l’economia a n dimensioni di Perroux;
c) il ruolo delle strategie di grande organizzatore della cultura nello spazio internazionale, hanno avuto nell’affermarsi del principio di ambivalenza sopra evocato, tra la fine degli anni Cinquanta (saggio su “La longue durée”) e l’inizio degli anni Settanta (programma sull’applicazione quantitativa dei modelli matematici alle scienze sociali) corrispondente alla fase culminante del paradigma scientista nel contesto statunitense (programmi per le behaviour sciences, modellizzazione e formalizzazione nelle scienze sociali, sviluppo della survey research e del concetto dominante di applied social research). Verrà esaminato soprattutto il rapporto di reciproca influenza tra Braudel (e il contesto istituzionale di matrice braudeliana) e il ruolo svolto in Francia dal sociologo Paul Lazarsfeld;
d) infine verrà avviata una concettualizzazione delle principali figure delle opere di Braudel (spazio-mondo, economia-mondo, fluttuazioni economiche, avvenimento-struttura) nel confronto con un duplice polo di attrazione epistemologica: l’imperativo strategico dello strutturalismo, dominante in Francia negli anni Settanta, e la vocazione interscientifica che, grazie all’opera di Prigogine, La nuova alleanza, pubblicata significativamente lo stesso anno in cui apparve il secondo capolavoro dello storico francese Civilisation matérielle et capitalisme, andava assumendo, con lo sviluppo in vari ambiti del sapere scientifico dell’approccio in chiave di teoria dei sistemi complessi, un assetto epistemologico di grande spessore e a risonanza crescente.

Riferimenti Bibliografici


Oltre alle opere classiche di Braudel (La Méditerranée; Civilisation matérielle et Capitalisme; Ecrits sur l’Histoire, 3 voll.) si consigliano i seguenti aggiornamenti sulla teoria dei sistemi complessi:

- M. Ceruti, La sfida della complessità, Milano, Feltrinelli, 1985;*
- M. Ceruti, Il vincolo e la possibilità, Milano, Feltrinelli, 1992;*
- B. de Sausa Santos, A discourse on the Sciences, in «Review», 1, Winter 1992;
- H. Maturana, F.J. Varela, Autopoiesi e cognizione, Venezia, Marsilio, 1985;*
- H. Maturana, F.J. Varela, L’albero della conoscenza, Milano, Garzanti, 1987;*
- I. Prigogine, La nuova alleanza, Torino, Einaudi, 1993;*
- C.P. Snow, Le due culture, Milano, Feltrinelli, 1964.*

Testi di riferimento per la lezione

- F. Braudel, Prefazione e Conclusione, in Civiltà e Imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II, Torino, Einaudi, 1976, vol. I, pp. XXIII-XXXVI e vol. II, pp. 1331-1337;*
- F. Braudel, Storia e scienze sociali. La «lunga durata» e Il presente spiega il passato, in Scritti sulla storia, Milano, Mondadori, 1980, pp. 57-92 e pp. 223-236.*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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