Le vie del sacro

Un’analisi fenomenologica dell'esperienza religiosa

  • Angela Ales Bello

    Professore emerito di Storia della filosofia contemporanea - Pontificia Università Lateranense, Roma

  • martedì 26 febbraio 2019 - ore 17,30
Centro Studi Religiosi

Dalla seconda metà degli anni Ottanta del Novecento è tornato di moda parlare del sacro. Fino ad allora la trattazione di tale argomento era riservata prevalentemente a settori di indagine specialistici che, nascostamente, si potrebbe dire, lo affrontavano da un punto di vista storico o filosofico oppure all’interno di studi di carattere teologico, anch’essi considerati propri di un ambito di ricerca ben delimitato.

La crisi delle ideologie, ma più a fondo la crisi del razionalismo, che in forme diverse ancora imperava in quegli anni, e la nascita del cosiddetto pensiero debole hanno condotto a una rivalutazione di questo tema; di esso si sono appropriati i più svariati campi di indagine e, se ciò per un verso ha indicato un’apertura verso prospettive prima ignorate, spesso perché ritenute non valide, dall’altro presenta il rischio di una perdita di serietà nell’approccio, in quanto sovente ci si avvicina al sacro intendendolo come oggetto di un tipo di sapere considerato fondamentalmente irrazionale. La moda di qualche anno fa è stata quella di coniugare postmoderno e sacro, da una parte, attraverso la riappropriazione dell’affermazione heideggeriana: «Solo un Dio ci può salvare», dall’altra, attraverso il riempimento della sacralità stessa di ogni contenuto possibile, generando, quindi, anche confusioni.

Se è positivo il fatto che il tema sia stato trattato da diversi punti di vista, non ultimo quello filosofico, il rischio che si è corso e che si corre è, però, che esso sia svolto con superficialità e approssimazione. In quest’ottica, la moda negli atteggiamenti culturali può apparire come qualche cosa di instabile, frutto di contagio momentaneo e tutto sommato effimero. Tuttavia, non si può sottovalutare che essa esprima la sensibilità di un’epoca e manifesti la presenza di istanze non trascurabili, che è opportuno accogliere.

Bisogna osservare, infatti, che la ripresa del tema del sacro è correlativa al venir meno della pretesa di risolvere tutto attraverso un atteggiamento intellettuale; è emersa, infatti, sempre più acutamente, la consapevolezza del contrasto fra le diverse forme del sapere in cui si è incanalata la cultura occidentale: la filosofia, le scienze, la religione e con tale consapevolezza è emerso anche il tentativo di recuperare dimensioni, quale quella religiosa, considerate marginali o non inglobabili in una ricerca valida.

Si pone, tuttavia, un problema: in quale modo comprendere il «senso» dell’esperienza religiosa? Anche fermandosi a un primo approccio al fatto religioso, si manifesta dal suo interno un’ulteriore complessità: la prima grande distinzione costatabile riguarda proprio il rapporto fra sacro e religioso, in altri termini le differenze fra diverse esperienze o atteggiamenti i quali, pur mantenendo alcuni elementi in comune, si diversificano per il modo di intendere il divino, usando tale espressione solo in senso ampio e generico.

La storia delle religioni fornisce, infatti, un vasto panorama sia in senso diacronico sia sincronico delle esperienze religiose, all’interno del quale non è sempre facile orientarsi. Sacro e religioso sono spesso contrapposti, anzi si potrebbe dire che la recente riscoperta del sacro sia stata spesso usata in modo polemico nei confronti delle religioni positive. Ed è proprio per questo che è necessario riflettere sul rapporto fra sacro e religioso.

L’utilità di ripercorrere il cammino storico e riandare alle espressioni arcaiche del sacro consiste, allora, nel chiarire le strutture delle religioni a noi più vicine proprio in correlazione al fenomeno del sacro e alle ragioni della sua ripresa all’interno di una situazione caratterizzata, peraltro, da un diffuso atteggiamento di desacralizzazione, testimonianza della complessità culturale contemporanea.

La storia delle religioni compie indubbiamente un ottimo lavoro di ricerca, ma si trova anche di fronte a questioni teoriche di orientamento sul proprio oggetto di indagine che costringono lo studioso di questa disciplina a sconfinare in ambiti che si potrebbero definire filosofici, e spesso non si è disposti a uscire dai confini della propria ricerca. Inoltre, le espressioni arcaiche o, come erano denominate in passato, «primitive», sono diventate campo di investigazione da parte degli antropologi culturali, ma anch’essi spesso si limitano a descrivere i fenomeni rilevati mettendone in evidenza esclusivamente l’aspetto sociale. Ciò dimostra che, se il sacro è terreno conteso da diversi approcci, essi non sono sufficienti a coglierne il senso.

Sorge, pertanto, la domanda relativa al punto di vista da assumere per un’indagine su questo tema. Si può citare un’altra disciplina che ha affrontato tale questione: la fenomenologia della religione. Indubbiamente essa ha dato un contributo notevole sia all’esame delle espressioni culturali arcaiche, sottolineando la pervasività del sacro in esse, sia alle manifestazioni delle religioni storiche. Tuttavia, l’intima struttura del fenomeno del sacro attende ancora di essere indagata.

 

(da A. Ales Bello, Il senso del sacro. Dall’arcaicità alla desacralizzazione, Roma, Castelvecchi, 2014, pp. 11-13)*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

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