Dove si incontrano gli dèi

La percezione dello spazio sacro nella tradizione shintoista

  • Massimo Raveri

    Professore di Religioni e Filosofia dell'Asia orientale - Università Ca' Foscari di Venezia

  • martedì 19 marzo 2019 - ore 17,30
Centro Studi Religiosi

Video integrale

Vi è un rito, l’okonai, che esprime con chiarezza, nel linguaggio simbolico della cerimonia, la percezione culturale dell’opposizione fra le due dimensioni dello spazio e il modo in cui questa è superata e armonizzata. La notte del primo dell’anno, i capifamiglia del villaggio salgono fino alle pendici della montagna. Sul limitare della foresta essi tracciano un perimetro sacro. Il toya, il capo religioso e sociale del villaggio, vi entra, tenendo in mano due statue di legno che rappresentano una la dea della montagna e l’altra il dio della risaia. Il toya congiunge le due statue simboleggiando la loro unione sessuale, versa sui loro sessi del sake, simbolo del seme, e li dichiara sposi. Tutti allora presentano alle divinità le offerte e l’officiante legge un norito, una formula di preghiera. Il sake è quindi distribuito a ognuno, le offerte sono spartite e consumate.

Il capo del villaggio rende possibile l’unione fra le divinità che definiscono i due diversi spazi, del coltivato e del selvatico, e suggella l’armonia fra gli uomini e la natura. La dicotomia di questi mondi economicamente e culturalmente distinti non è percepita come un’opposizione rigida, una distinzione che nega qualsiasi possibilità di rapporto di scambio; essa si esprime nei termini di una necessaria complementarità. Tutto in questo rito è mediazione. Il tempo della cerimonia è il momento che segna il passaggio da un anno all’altro, tra il ciclo di coltivazione che è trascorso e quello che deve iniziare; sono le ultime ore della notte quando il rito comincia e, quando finisce, è l’alba. L’okonai è anche un simbolo di mediazione dello spazio. Infatti si svolge nel punto di congiunzione fra il territorio coltivato e la foresta.

In base a questa stessa concezione, il santuario (jinja) del villaggio è costruito sul pendio della montagna al limitare della foresta, sulla linea ideale di confine fra lo spazio coltivato e la natura selvatica. Per comprendere il perché di questa specifica scelta dello spazio sacro, è da tener presente che il santuario non è il luogo dove la divinità è immaginata risiedere stabilmente. È il punto focale dove, a date prefissate, la comunità e i suoi dèi si incontrano.

Un altro luogo che per le sue caratteristiche di margine realizza la modalità più adatta per essere scelto come spazio sacro di incontro con il dio, è l’imboccatura della prima risaia, il punto cioè dove l’acqua che viene dalla montagna entra nel campo più alto, il limite che segna la trasformazione dell’acqua da elemento naturale e incontrollato a elemento controllato e determinante nell’attività dell’uomo. In questo punto i contadini in primavera, all’inizio della coltivazione, piantano un gohei, simbolo della presenza del dio, e presentano delle offerte di cibo e di fiori. È il rito del minaguchi matsuri, che si celebra proprio prima che si aprano le chiuse.

Anche quando una cerimonia si svolge nello spazio sacro al centro dell’abitato, nella casa del capo del villaggio, essa inizia con una processione che sale fino al limite della foresta per accogliere il dio e condurlo fino alle case, chiuso nel palanchino sacro, il mikoshi.

La costruzione stessa del santuario conferma le caratteristiche dell’organizzazione dello spazio religioso. Il luogo sacro è, per sua natura, separato e ben definito: in quanto spazio di incontro con dio, è percepito come anomalo. La sua delimitazione garantisce al contempo la sicurezza del mondo normale, umano, e del regno degli dèi e impedisce che il passaggio da una zona all’altra avvenga in modo casuale. Vi è sempre un segno che indica il limite del territorio del sacro.

 

(da M. Raveri, Itinerari nel sacro. L’esperienza religiosa giapponese, Venezia, Cafoscarina, 2006, pp. 24-26)*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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