Oltre la razionalità economica

Bene comune e felicità

  • martedì 21 febbraio 2012 - 17.30
Centro Studi Religiosi

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L’economia ha molto da imparare dalle altre discipline sociali e dai loro progressi. Nata sulla base del paradigma del self interest, ha costruito un homo oeconomicus che agisce isolatamente, massimizzando spesso solo il volume dei beni e servizi consumati e che, seguendo un principio di autointeresse individuale che non tiene conto delle interdipendenze sociali e psicologiche, finisce per essere miope e non lungimirante. Il difetto più grave dell’homo oeconomicus è quello di avere una funzione di utilità o felicità che non dipende in alcun modo dal patrimonio o dalla qualità delle relazioni che egli intesse con i propri simili, dunque una funzione di utilità che dipende direttamente dal volume e dalla qualità di beni e servizi consumati, ma non dal contesto sociale nel quale l’azione di consumo si sviluppa. Una disciplina che sviluppa il concetto di persona lungo questa unica dimensione genera caricature di persona simili a quelle che Sen chiama i “folli razionali”. Essa ignora infatti che, oltre all’autointeresse (miope) esistono altre due molle fondamentali dell’agire umano che Sen chiama sympathy e commitment, ovvero la “(com)passione per l’altro” e l’impegno interiore a seguire certi comportamenti, perché coerenti con il proprio sistema di valori, anche se talvolta in contrasto con l’autointeresse “miope”. (…)

Approfondendo questa prospettiva della dimensione relazionale, le scienze sociali hanno parallelamente scoperto che, accanto allo scambio di equivalenti nel quale beni e servizi vengono corrisposti a fronte di una prestazione di valore corrispondente, un sentiero fondamentale delle relazioni umane, parallelo a quello dello scambio di equivalenti, è quello della gratuità, dello scambio di doni, della reciprocità nel quale gli individui offrono qualcosa senza contare in anticipo sulla sicurezza di un controvalore dimostrando in questa maniera la loro fiducia verso l’altro. Lo scambio di doni, con il suo approccio asimmetrico che rivoluziona il principio del do ut des, ha il pregio di “creare fiducia” e beni relazionali, contribuendo alla costruzione di relazioni più ricche sulle quali è possibile intessere anche rapporti economici più fruttuosi. Il rapporto asimmetrico infatti, e l’apertura di credito che da esso scaturisce, ha il vantaggio di riconoscere subito l’interlocutore come persona e non come nemico con il quale negoziare. Maggiore la prossimità tra le controparti (stessa famiglia, stesso ambiente di lavoro), maggiore l’esigenza e l’importanza di fondare relazioni asimmetriche per aumentare il grado di coesione. La nostra chiave interpretativa fondamentale da questo punto di vista è che le relazioni sono un tesoro di per sé (ci rendono più felici indipendentemente dai loro effetti economici), ma anche una fonte “energetica” fondamentale e trascurata della vita economica. Paradossalmente più sono perseguite in maniera non strumentale e più diventano ricche di contenuti e in grado di innestare, in presenza di elevati livelli di fiducia, relazioni economiche fruttuose e produttive.

(da L. Becchetti, Oltre l’homo oeconomicus. Felicità, responsabilità, economia delle relazioni, Roma, Città Nuova, 2009, pp. 12-14)*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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