Profezia e monoteismi – Fondazione Collegio San Carlo

Profezia e monoteismi

Un'analisi comparata

  • Aldo Natale Terrin

    Professore di Fenomenologia della religione - Istituto di Liturgia Pastorale, Padova

  • giovedì 17 febbraio 2000 - 17,00
Centro Studi Religiosi

1. Per una breve fenomenologia del ‘profeta’

Occorre andare alla ricerca del significato ‘idealtipico’ della figura del profeta attraverso distinzioni e differenze di altri tipi di mediazione del sacro, quali, ad esempio, lo sciamano, il veggente (rsi), il sacerdote, il carismatico, il saggio, il monaco. Come gli altri tipi di mediazione, il profeta è uno che compie ‘un’uscita dal mondo’, ma per trasformare la storia in nome di Dio, non a scopi terapeutici come lo sciamano e non a fini puramente contemplativi come il veggente.
Il profeta si presenta come un veggente che però interpreta la storia in nome di Dio.
È un carismatico ‘impegnato’, che può riuscire ma può fallire nella sua missione storica.
È un visionario che deve coinvolgere il popolo; è un ‘mistico per gli altri’.
Le caratteristiche del profeta sono il richiamo appassionato a Dio, alla direzione della storia in nome di Dio, all’unidirezionalità della storia, il richiamo alla logica unitaria di Dio, al ‘monoteismo’ come fondamento e referente ultimo di una logica che deve diventare ‘mono-logica’ in nome del ‘monoteismo’.

2. I profeti oggi sono passati di moda

2.1. La crisi della storia, della direzionalità della storia, l’improponibilità di una visione unitaria entro la storia fa cadere tutto il senso delle profezie che hanno sempre un background storico. La polemica Loewith-Blumenberg sulla possibilità di fare ancora una filosofia della storia senza una teologia della storia indica la caduta dell’ultimo baluardo storico-teologico. La storia non ha un disegno unitario e la filosofia della storia che intende trovare una direzione alla storia è una ‘cripto-teologia’, dove ancora non si è raggiunta l’autonomia, la Selbsbehauptung della visione storica stessa e la maturità dell’uomo.
2.2. Soltanto il mistico e il visionario hanno un qualche ascolto nella coscienza religiosa contemporanea, nella misura in cui non si fanno interpreti della storia, ma immediatamente del disagio esistenziale. La profezia di Celestino è una profezia?
La mistica come estetica, come proiezione fuori dal mondo, come smentita della storia e cammino visionario alla ricerca di altri mondi. L'”uscita dal mondo” avviene attraverso questa finestra non attraverso quella assegnata storicamente dalla figura del profeta.
Il mondo New Age e le profezie soft come sogni, visioni, gratificazioni senza utopie storiche. L’unica utopia profetica resta una coscienza allargata che abbracci il mondo intero, una spiritualità che si allargherà a contaminare tutta la terra.

3. Monoteismo o politeismo?

La figura del profeta appare fenomenologicamente inscindibile da quella del monoteismo.
Soltanto l’unico referente divino crea l’unità della storia e la sua unidirezionalità e impone una logica che è mono-logica. L’estremo Oriente non conosce un monoteismo rigido perché non conosce una logica univoca e non ha il senso della storia. Dio-storia-visione monologica formano una triade indiscutibile e una visione monolitica dell’intera realtà.
La lode al politeismo di cui O. Marquard si fa grande interprete non intende proporre un mondo di idoli o di nuovi dèi, ma di far vedere come il mondo dei valori si è sgretolato, frammentato. Non esiste un referente unico nella cultura attuale e questo comporta anche in qualche misura la crisi delle religioni semitiche che hanno impostato tutta la loro sicurezza ed efficacia storica nell’unità di Dio e nella logica che ne consegue.
Oggi sembra impensabile una dinamica profetica e i profeti di cui si parla in alcuni movimenti religiosi alternativi sono soltanto dei carismatici. La profezia sarebbe ancora pensabile in fase di acculturazione di popoli o in rapporto a ricerche etniche di identità. Morendo l’idea di una storia vera, muore anche l’idea del profeta che interpreta la storia.

Riferimenti Bibliografici


- Terrin A.N., Struttura del sacro e mediazioni, in - R. De Zan (a cura di), Sacerdozio e mediazioni, Padova, 1991, pp. 41-71;
- Terrin A.N., Profezie oggi. Ansie, desideri e attese, in "Credereoggi", 6 (1997), pp. 5-22;*
- Terrin A.N., La tolleranza nelle religioni di ieri e di oggi, in "Credereoggi", 5 (1997), pp. 47-63.*

Testi di riferimento per la lezione

- Terrin A.N., Messianismi e profetismi in Africa. Rassegna tipologica e teorie interpretative, in Idem, Religioni, esperienza, verità. Saggi di fenomenologia della religione, Urbino, 1987, pp. 233-264.*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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