Uscite dalla caverna – Fondazione Collegio San Carlo

Uscite dalla caverna

La naturalizzazione della conoscenza nelle relazioni di potere

  • venerdì 03 novembre 2006 - 17.30
Centro Culturale

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La naturalizzazione è quel processo che ci fa accettare il mondo così com’è, mostrandolo nell’immutevolezza della sua ovvietà. È un dare per scontata la nostra situazione nel mondo. È il processo mediante il quale le relazioni di potere appaiono, come per natura, stati di dominio. La naturalizzazione è una sorta di trompe-l’-oeil: un’illusione. Come osserva Gombrich in Arte e illusione: «L’illusione è difficile da descrivere o analizzare, perché, anche se siamo intellettualmente consapevoli del fatto che ogni data esperienza deve essere un’illusione, non possiamo a rigore osservarci nell’atto di cedere a un’illusione». L’autonomia presuppone l’uscita dall’illusione. L’illusione, tuttavia, non deve essere identificata con l’inganno, né contrapposta alla verità. Winnicott, per esempio, ha dimostrato come l’illusione sia necessaria al bambino, nella sua relazione con la madre, per sviluppare il proprio sé e per distinguerlo dalla realtà esterna. Ci troviamo però qui di fronte a un processo in cui l’illusione è un momento necessario che spinge il bambino verso l’autonomia in uno scenario dove l’originaria relazione di dipendenza dalla madre non viene annichilita ma trasformata. La condizione del bambino è appunto di minorità. L’illusione, proprio mentre si rivela necessaria al passaggio verso l’autonomia, ne presuppone l’assenza. Ma l’illusione, in quanto tale, anche se può avere e ha una fondamentale funzione costruttiva, «consiste nella convinzione che ci sia un solo modo di interpretare le configurazioni visive che ci stanno di fronte» (Gombrich). Non si tratta solo delle configurazioni visive. Qui siamo vicini alla questione dell’ideologia, che è appunto un processo di naturalizzazione e ha a che fare con l’illusione. Del resto Marx, «un autore che oggi appare così invecchiato da meritare di essere citato di nuovo», quando ha fatto cenno all’ideologia, ha usato la metafora dell’occhio e della visione. Scrivono Marx ed Engels in L’ideologia tedesca: «La produzione delle idee, delle rappresentazioni, della coscienza è in primo luogo direttamente intrecciata all’attività materiale e alle relazioni materiali degli uomini, linguaggio della vita reale. Le rappresentazioni e i pensieri, lo scambio spirituale degli uomini appaiono qui ancora come emanazione diretta del loro comportamento materiale».
(da A.M. Iacono, Autonomia, potere, minorità, Milano, Feltrinelli, 2000, pp. 86-87)*.

Riferimenti Bibliografici

- Th.W. Adorno e M. Horkheimer, Dialettica dell’illuminismo, Torino, Einaudi, 1966;* - H. Arendt, Tra passato e futuro, Milano, Garzanti, 1991;* - M. Foucault, Archivio Foucault. Vol. III: estetica dell’esistenza, etica, politica, Milano, Feltrinelli, 1998;* - I. Kant, Che cos’è l’illuminismo?, Roma, Editori Riuniti, 2006.*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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