Eldorado nel pantano. Oro, schiavi e anime tra le Ande e l'Amazzonia – Fondazione Collegio San Carlo

Eldorado nel pantano. Oro, schiavi e anime tra le Ande e l'Amazzonia


Il volume si snoda sullo sfondo del mito di Eldorado, nato da una disperata e violenta ricerca della ricchezza, alimentata da una nutrita combinazione di racconti leggendari e fatti reali che hanno dato luogo a una serie interminabile di esplorazioni nell'intera America del Sud. Un Eldorado che, a partire dagli anni Trenta del Cinquecento, aveva ossessionato i conquistatori, spingendoli a esplorare «le ignote, selvose contrade orientali, in spedizioni spesso disastrose, sempre deludenti» (p. 8). Durante queste esplorazioni vi furono morti affogati nei fiumi, dispersi nelle marce, uccisi nelle battaglie con gli indigeni o nelle lotte intestine, sopraffatti dalla fame e dalle malattie. Intere spedizioni sparirono senza lasciare traccia. Malgrado queste disfatte, la conquista a danno delle popolazioni indigene si sviluppò tragicamente e con tanta velocità soprattutto a causa dell'enorme rilevanza che venne ad assumere la sete di arricchimento (definita da Pietro Martire la "mortifera fame dell'oro"). All'interno di questa lunga serie di avvenimenti, Livi Bacci presenta l'analisi dettagliata dell'ultima tardiva esplorazione nella terra dei Mojos (nell'attuale Bolivia orientale), terra fatta di sterminate pianure inondate per molti mesi l'anno dai fiumi dell'alto bacino del Madeira (tali e quali al Pantanal brasiliano di cui parla Lévi-Strauss): «Gli spagnoli cercavano l'oro, e trovarono un pantano» (p. 8). Per gli europei, quella dei Mojos fu una delle molte regioni del Sudamerica che fomentarono le leggende sulla base delle quali crebbe il mito di Eldorado, terra ricchissima dove viveva un misterioso Gran Mojo. «Le esplorazioni gradualmente rivelarono che nelle pianure fangose vivevano solo popolazioni poverissime, arretrate e inadatte, perché poco numerose e disperse, a quello sfruttamento di massa che altrove consentì agli spagnoli di arricchirsi pur in assenza di oro, argento o pietre preziose» (p. 10). Di queste popolazioni si finì per catturare non le ricchezze, ma le anime, ammaestrate dai Gesuiti in una rete di missioni che furono seconde, per popolazione, organizzazione e importanza, solo a quelle del Paraguay. Per quasi un secolo le popolazioni Mojos si mantennero vitali sotto il governo dei Gesuiti. La cacciata dell'Ordine, la corruzione del clero e dell'amministrazione civile e, nella seconda metà dell'Ottocento, l'emigrazione per la raccolta del caucciù, provocarono un ulteriore decadimento delle popolazioni locali: «Anche tra i Mojos, come in altre parti d'America, gli europei determinarono una rivoluzione che fu demografica, culturale e materiale» (ivi).

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 2007
Recensito da
Anno recensione 2008
ISBN 9788815121608
Comune Bologna
Pagine 179
Editore