Le parole dimenticate di Gesù – Fondazione Collegio San Carlo

Le parole dimenticate di Gesù


Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi..” (Luca 1,1). “Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che…il mondo non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere” (Giovanni 21,25). I due evangelisti, con queste parole, fanno capire non soltanto che il testo da loro redatto è incompleto, ma soprattutto che esistono altre fonti scritte dalle quali è possibile ricavare una descrizione della vita e delle parole di Gesù. Il volume curato da Pesce fornisce una selezione di tale produzione, presentando una raccolta di testi che sono appunto esterni alla redazione dei Vangeli canonici, ma che hanno conosciuto una notevole diffusione presso i credenti dei primi secoli cristiani e che ci sono giunti attraverso opere di autori in lingua latina e greca. “Parole dimenticate”, ma largamente conosciute negli ambienti cristiani e che dunque meritano di essere ricordate per una più completa conoscenza del modo in cui venne percepita e tramandata la figura del fondatore di una religione che, con questi testi, dimostra la propria vitalità. Abbiamo quindi, al di là dell’autenticità e dell’attribuzione delle parole di Gesù, un assaggio della ricchezza e della varietà di una produzione scarsamente considerata e giudicata come non autentica, ma che veniva utilizzata da gruppi diversi, ognuno dei quali adottava un “proprio” Vangelo: nelle chiese protocristiane circolavano infatti immagini diverse, che non si era ancora provveduto a uniformare, di Gesù. Saranno i Vangeli sinottici a fornire questo quadro “normativo”, presentando parole di Gesù già elaborate e trasformate (non bisogna dimenticare che Paolo, ad esempio, è precedente alla redazione dei Vangeli e dunque non dipende da essi). Lo studio della trasmissione dei detti di Gesù, avverte Pesce nell’introduzione, obbliga a rimettere insieme tutti i testi in cui sfocia la trasmissione orale e scritta dei primi cristiani, tenendo presente che ogni opera, nella sua eterogeneità, ha riportato l’esperienza religiosa di Gesù e la sua attività. Tra i testi presentati da Pesce occorre ricordare il Vangelo di Tommaso – costituito da 114 frammenti che non presentano un contesto storico preciso – pervenuto in una traduzione copta di un testo greco presumibilmente del IV secolo. Esso fornisce un’immagine di Gesù diversa da quella degli altri Vangeli, ma ebbe un influsso rilevante nel cristianesimo antico. Tutta questa produzione suggerisce due considerazioni: da un lato l’importanza della tradizione orale, che solo in parte venne raccolta in testi scritti perché veniva considerata più importante di questi; dall’altro la varietà con cui venne declinato il linguaggio usato da Gesù, che caratterizzò il formarsi e consolidarsi di precise correnti e comunità cristiane.

Dati aggiuntivi

Autore
  • Mauro Pesce

    Professore di Storia del cristianesimo - Università di Bologna

Anno pubblicazione 2004
Recensito da
Anno recensione 2005
Comune Milano
Pagine XXX+814
Editore