Smarrimenti del sé – Fondazione Collegio San Carlo

Smarrimenti del sé

Educazione e perdita tra normalità e patologia


L’impossibilità per il soggetto di garantire in assoluto comportamenti improntati al principio di massima coerenza, o piuttosto a una perfetta corrispondenza tra pensiero e realtà, genera nella soggettività un’inquietudine ambivalente che si manifesta accompagnata da emozioni antitetiche come la paura o la meraviglia, mettendo nel contempo in moto il motore della fantasia. Il tema dello smarrimento, per molti aspetti vicino a quello del "non essere", ha accompagnato la riflessione filosofico-letteraria fin dalle sue origini, giacché essa, in particolare laddove ha ricorso ai miti, si è contraddistinta in misura essenziale come una riflessione critica sui fondamenti, per quanto in frequenti casi animata da una vocazione sistematica. Sulla base di questa tesi interpretativa, in questo suo ultimo libro Maria Antonella Galanti ricostruisce analiticamente, attraverso un confronto costante con testi filosofici, letterari e pedagogici, le "molteplici" dimensioni in cui – in un territorio di confine tra normalità e patologia come risulta essere quello del Sé – si articola e prende forma il "vissuto" dello smarrimento. Se da un lato la coscienza umana rivela, nel proprio modo di vivere il tempo, un’inaggirabile ambiguità, rinvenibile nella dialettica tra memoria e oblio, dall’altro il compito pedagogico intrinseco a ogni epistemologia e ontologia del soggetto, consiste nell’estendere l’orizzonte ristretto del presente nella direzione spaziale e sociale e in quella temporale. Secondo la proposta interpretativa di Galanti, lo sviluppo nell’estensione spaziale e temporale non si fonda solo sul progresso storico della scienza e sui suoi mutamenti di paradigma, ma è fortemente debitore dei miti e delle grandi narrazioni, intesi come «fattori di protezione rispetto alla perdita» (p. 105). Occorre a tal fine che il soggetto riparta da un confronto onesto con il limite, per mettersi nelle condizioni, mediante il desiderio, di porsi obiettivi a lunga scadenza, riattivando il "principio speranza", sebbene con questo non possano essergli risparmiate le difficoltà dipendenti sia dalla vita sociale (p. 37), sia dalle caratteristiche del singolo che, anche in una dimensione esistenziale segnata dal patologico come quella di Virginia Woolf, vuole lasciare tracce di sé (pp. 133 ss.). Attraverso i contributi di Freud, Klein, Bion e, non da ultimo, Winnicott, Galanti mette in chiaro con molta decisione che quando il soggetto si trova al bivio della scissione, sente la necessità di riscriversi mediante l’espressione artistica e creativa (si potrebbe dire per un istinto di autoconservazione della coscienza) decentrandosi a riordinare le parti di sé per portare il più possibile alla coscienza i contenuti inconsci e dunque per controllare il loro potenziale distruttivo. Se per un verso il lavoro psichico descritto dalla psicoanalisi freudiana è riconducibile – per quanto non riducibile – a quello compiuto da ciascuno di noi nello scrivere e riscrivere il nostro diario personale, gli studi di Bion sugli schizofrenici mostrano che mentre essi sono incapaci di sognare, producendo allucinazioni nella dimensione diurna, l’apprendimento richiede una costante rimodulazione di sé realizzandosi come un "mutamento catastrofico" (p. 105). Sempre restando su un territorio di confine tra normalità e patologia, Winnicott afferma l’importanza di conservarsi «il diritto a non voler essere del tutto capiti, a serbare un margine di irriducibilità rispetto anche ai propri interlocutori più intimi» (p. 63). Procedendo lungo questo vettore, Galanti focalizza l’attenzione sulla continua scissione tra l’io del narratore e quello del protagonista nella Recherche di Proust, indagandone aspetti teoretici e registro stilistico, concentrandosi infine sulla dialettica tra memoria volontaria e memoria involontaria (pp. 82-83). Anche in questo caso, il vero superamento di ogni sdoppiamento e di ogni scissione è possibile grazie alla scelta per l’opera d’arte come forma suprema di "conquista educativa" e quindi di soggettività (pp. 145 ss.). Secondo la suggestiva lettura di Galanti, la dialettica tra smarrimento e recupero di sé consente pertanto di rivolgere uno sguardo al di là del singolo, verso la relazione intersoggettiva, ossia in quella dimensione spazio-temporale in cui accadono i nostri sogni nel momento in cui ci riconciliamo attivamente con i nostri ricordi e nella quale ci è offerta la preziosa opportunità di riscrivere la nostra storia.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 2012
Recensito da
Anno recensione 2013
Comune Pisa
Pagine 206
Editore