Spazi politici. L'età moderna e l'età globale


L’autore si confronta con alcune questioni della politica contemporanea utilizzando categorie interpretative non comuni nella letteratura filosofica dedicata all’analisi della contemporaneità – considerata anche nel suo sviluppo storico. Se è facile e comune vena, infatti, proporre oggi da parte degli interpreti un intreccio di commenti esegetici ai classici della filosofia politica, rivitalizzando la discussione con temi caratteristici della sociologia, della storiografia, dell’economia e della storia della cultura, Galli invece affronta le questioni per mezzo della categoria dello spazio. Dalla polis antica, circoscritta ma universale nella sua ontologia politica, agli imperi antichi fino alla respublica christiana, in realtà, i filosofi si sono trovati a rendere conto di elementi centrali della politica in Occidente, di volta in volta localizzati con la cittadinanza, la sovranità, il patto originario della comunità, e appartenenti a spazi della politica, sia pure in divenire o in crisi o più vagheggiati che concreti rispetto alla geografia politica offerta dalla storia. Pro-prio il confronto che Galli istituisce in base alla categoria dello spazio è capace di illuminare una nuova catena concettuale tra alcuni argomenti chiave della filosofia politica, tra cui la mobilitazione totale, la creazione di uno spazio mondiale ‘aperto’ (che non ha più niente a che fare con il sistema internazionale dello Stato-Leviatano), l’apparente collasso dello spazio interno degli stati contemporanei a causa della globalizzazione (la quale mette in discussione il primato della politica nonché quello dello stato sociale), l’amorfismo del mondo digitale creato dalla tecnologia (il motore dell’economia e della socialità senza soggetto del mondo globale), lo scarso profitto del ricorso al contesto offerto dal passato storico per comprendere i nuovi fenomeni. In realtà, sembra esistere per Galli un filosofo che, pur con molti limiti puntualmente indicati dall’autore, ha saputo cogliere i problemi filosofici della politica ‘globale’ attraverso la categoria dello spazio, cioè Carl Schmitt: “la politica non può non essere prima di tutto spaziale, ma ciò significa non tanto che essa trae misura dallo spazio, quanto piuttosto che non può non avere con esso a che fare attraverso il “taglio”, la violenza dello sradicare e del distribuire, del far “parti” [per cui] il principio cujus regio ejus oeconomia […] non è in grado, per lui, di organizzare il mondo in modo stabile, e di realizzare l’obiettivo di evitare la “cattiva” unità del mondo che si viene profilando, e di tro-vare un diverso equilibrio fra particolare e universale” (pp. 120-121).

Dati aggiuntivi

Autore
  • Carlo Galli

    Professore di Storia delle dottrine politiche - Università di Bologna

Anno pubblicazione 2001
Recensito da
Anno recensione 2002
Comune Bologna
Pagine 179
Editore