Architettura e retorica

  • Joseph Rykwert

    Professore emerito di Architettura - University of Pennsylvania

  • da giovedì 06 maggio 2004 a venerdì 07 maggio 2004 - 17.30
Scuola Alti Studi

La conferenza sarà tenuta in lingua italiana

L’edilizia non è riducibile a una semplice «sommatoria» di caratteri funzionali ed estetici, ma deve comunque essere considerata una rappresentazione – e quindi anche una valutazione – dei valori di una società e del suo sistema di funzionamento. Invito i miei lettori a fare con me il passo successivo e a convenire che la facoltà metaforica è un fattore fondamentale del nostro modo di abitare il mondo; se le metafore funzionano così bene nel linguaggio è proprio perché fanno parte del nostro innato patrimonio concettuale. Soltanto la metafora può offrirci le chiavi per le nostre transazioni con l’ambiente fisico. È compito dell’architettura, e in certa misura anche delle altre arti, avvincere e alimentare questa facoltà. Non tutte le creazioni sono in grado di farlo con uguale maestria, ma è proprio quando l’interpretazione popolare di un edificio coincide con l’intento metaforico del suo creatore che l’architetto ha raggiunto veramente il suo obiettivo. Trascurare o rendere difficile questa forma di interpretazione metaforica significa indurre nell’immaginazione (oltre che nella stampa) popolare quel tipico discredito riservato agli operatori immobiliari e ai professionisti del design. Questa disistima è perfettamente definita dall’espressione inglese modern mostruosity, equivalente all’italiano “obbrobrio moderno”, ma applicabile a qualsiasi palazzo recente di dimensioni ragguardevoli, a prescindere dalla sua qualità. Quale che possa essere l’intento dei costruttori, lo spettatore e il fruitore costruiranno comunque il loro ambiente in termini metaforici, nel bene come nel male.
La funzione metaforica ha poco o nulla a che spartire con quella estetica e durante le nostre transazioni con l’ambiente ne sperimentiamo continuamente e inconsapevolmente la forza, allo stesso modo in cui ci aspettiamo di riconoscere una regolarità di significato nei suoni emessi dai nostri simili. Che ci cantino una splendida canzone o che ci urlino insulti volgari, ogni volta che ascoltiamo un suono umano noi gli diamo un significato e ne facciamo esperienza razionalmente, confrontandolo sempre con il contenuto della nostra memoria. A differenza dell’«estetica», e quindi anche della «qualità del design» (espressione manageriale per indicare la stessa cosa), la metafora può quindi costituire argomento di discussione razionale.

(da J. Rykwert, La seduzione del luogo. Storia e futuro della città, Torino, Einaudi, 2003, pp. 331-32)

Riferimenti Bibliografici


- H. Lefebvre, La produzione dello spazio, Milano, 1976;
- J. Rykwert, L’idea di città. Antropologia della forma urbana nel mondo antico, Torino, 1981;*
- R. Sennett, Flesh and Stone. The Body and the City in Western Civilization, Londra, 2002.*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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