Letteratura e cultura visuale

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  • Michele Cometa

    Professore di Storia comparata delle culture - Università di Palermo

  • giovedì 18 giugno 2009 - 17.30
Scuola Alti Studi

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La descrizione delle immagini (ékphrasis) è questione centrale per la moderna teoria letteraria e per gli studi di cultura visuale. L’attenzione per la koiné classico-romantica e per l’arte delle avanguardie ha fatto sì che proprio nel grande tema della descrizione delle opere d’arte la critica trovasse un filo rosso per un’interpretazione della modernità che sfuggisse alle ormai viete giustapposizioni di movimenti, generi e stili. In questa prospettiva proprio la “continuità” di certi topoi figurativi e letterari, dalle descrizioni dei grandi capolavori della statuaria antica nell’età di Goethe alla riflessione filosofica sulle molteplici rappresentazioni della montagna della Sainte-Victoire di Cézanne, ha reso possibile una lettura antropologicamente e filosoficamente fondata della scrittura moderna. A partire dai celebri Pensieri sull’imitazione delle opere greche nella pittura e nella scultura (1755 e 1756), infatti, almeno due descrizioni, quella del Laocoonte e quella della Madonna Sistina, divengono non solo due topoi dell’ékphrasis classico-romantica, ma lasciano intravedere, in nuce, sviluppi che andranno ben oltre l’età di Goethe e soprattutto modalità di pensiero che determineranno tutto il prosieguo dei rapporti tra letteratura e immagini […].

L’ékphrasis è certamente la forma più tradizionale di rapporto tra testo e immagine, o come sarebbe più esatto dire, tra letteratura e arti figurative. Ogni forma di storia dell’arte, in fin dei conti, se ne serve, e ancor più le forme indirette di “descrizione” presenti nei testi letterari. Proprio la crisi della rappresentazione classica – come ha ben capito Michel Foucault con la sua epocale descrizione de Las Meninas – ha comportato una ripresa di questo genere classico a partire, almeno, dal romanticismo. A questo aspetto specifico sono stati dedicati gli studi più innovativi, tanto che è ormai riconoscibile, in area anglosassone, un notevole approfondimento teorico delle forme di ékphrasis nell’ambito di una più ampia interrogazione sulle forme di rappresentazione, mentre in area tedesca si è sviluppato un indirizzo di ricerca esplicitamente dedicato alla Kunst– und Bildbeschreibung (descrizione di immagini e di opere d’arte) e interessato soprattutto allo studio delle forme classico-romantiche di ékphrasis, un vero e proprio “genere” con una sua evoluzione interna: dalla descrizione del Laocoonte in Winckelmann alla descrizione dell’Altare di Pergamo in Peter Weiss. Né ovviamente la questione dell’ékphrasis è estranea all’ambito degli studi che si richiamano alla semiotica. In altri ambiti culturali sembra prevalere, sulla scorta di autori come Maurice Merleau-Ponty, Roland Barthes, Georges Bataille o Roger Caillois in Francia e degli studi di visual culture nei paesi anglosassoni, una linea più squisitamente filosofica di studio delle immagini, della loro condizione di esistenza e del loro intreccio con la scrittura e la società.

 

(da M. Cometa, Parole che dipingono, Roma, Meltemi, 2004, pp. 6, 10-11)*

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