Amore di sé

L'amore come fondamento e minaccia del politico

  • Giacomo Marramao

    Professore di Filosofia teoretica – Università di Roma Tre

  • venerdì 05 Dicembre 1997 - 17,30
Centro Culturale

(…) C’era una volta la politica. Miracoloso frutto di quella sostantivazione degli aggettivi che permise alla cultura greca di «porre il generale come un determinato» assieme alle nozioni di giusto, di bello e di buono essa sembra appartenere a una dimensione e a un tempo irrevocabilmente consunti. Rivive nelI’Europa della christianitas, ma assorbita dentro un universalismo teologico morale che la sussume sotto di sé trasvalutandone i signa. Nell’era cosiddetta moderna sembra “rinascere”, irrompere a cielo aperto dalle crepe di quel plurisecolare edificio, ricostituirsi come autonoma ars: orgogliosamente sottratta all’etica, beffardamente svincolata dalla “scienza di Dio”. Apparenza ingannevole. Poiché quell’arte nulla ha più da spartire con l’accezione originaria della politiké téchne, imperniata sull’areté: nulla ha più in comune con quel concetto di “generale” (koinós), che postulava un agire secondo giustizia nel cerchio della polis. In epoca moderna, la politica è costretta a rifugiarsi, raccogliersi e concentrarsi in quel mirabile ma draconiano congegno che, a partire da Machiavelli, prende in virtù di un’astrazione dal latino status reipublicae il nome di “Stato”: «Tutti li stati, tutti e’ dominii che hanno avuto et hanno imperio sopra li uomini,» si legge nell’incipit del Principe, «sono stati e sono o republiche o principati». Durissime, oltremodo restrittive, tutte e tre le condizioni sopradette: rifugio, raccoglimento, concentrazione.

Ma non basta. Quando, nel secolo della rivoluzione scientifica, questa “astrazione” si sincronizzerà ai tempi e agli stili di un’indagine naturale che ha rotto definitivamente i ponti con l’universalismo e il giusnaturalismo teocratico, risolvendo Dio in mera “ipotesi di lavoro”, verrà alla luce un’ulteriore, decisiva implicazione che quelle condizioni restrittive racchiudevano: la politica può darsi soltanto come funzione negativa, frontiera invalicabile tra la “razionalità” e la “vita”. Nella costruzione hobbesiana, l’agire politico una volta trovato il suo punto di massimo coagulo simbolico nel Covenant viene a coincidere con un dispositivo tecnico teso a neutralizzare lo “stato di natura”. Da quel momento, tutti gli attributi della potitiké téchne vengono legittimamente trasferiti al Leviatano, che diviene così l’esclusiva fons et origo di ogni auctoritas e, attraverso di essa, di ogni lex: «auctoritas, non veritas, facit legem».
(…) Gioiello dello jus publicum europaeum, zenit del “razionalismo occidentale”, esso è una struttura solo in apparenza minacciosa e possente: in realtà è un congegno delicato e precario, un’utopia macchinale destinata ben presto ad incrinarsi e ad infrangersi sotto la pressione dei corpi “alieni” rannicchiati nei suoi interstizi e protetti dai suoi dispositivi. Le ripercussioni delle spinte egualitarie indotte dalla temperie illuministica e dalla rivoluzione francese hanno dapprima svuotato il magnum homo della sua anima, espungendone (con l’antirrino della decapitazione) la “persona rappresentativo-sovrana”; quindi trasformato il meccanismo vitale in inerte meccanica riproduttiva ed estensiva di “norme” (in mero apparato tecnico di calcolabilità e generalizzabilità della forma giuridica); infine invertito diametralmente la conversione razionale del simbolo, ripristinandone (…) il significato mitico-negativo di Moloch onnidivorante. (…)
(da Giacomo Marramao, Dopo il Leviatano. Individuo e comunità nella filosofia politica, Torino, G. Giappichelli Editore, 1995, pp. 3-5)

Riferimenti Bibliografici


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- Eisenstadt S.N., Fondamentalismo e modernità: eterodossie, utopismo, giacobismo nella costruzione dei movimenti fondamentalisti, Roma-Bari, Laterza, 1994;*
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- Hume D., Ricerca sull’intelletto umano e sui principi della morale, Roma-Bari, Laterza, 1968;*
- Lukes S., The category of the person: anthropology, philosophy, history, Cambridge, Cambridge University Press, 1985;*
- MacIntyre A., Dopo la virtù: saggio di teoria morale, Milano, Feltrinelli, 1988;*
- Marramao G., Dopo il Leviatano: individuo e comunità nella filosofia politica, Torino, Giaggichelli, 1995;*
- Marramao G., Koiros: apologia del tempo debito, Roma-Bari, Laterza, 1992;*
- Marramao G., Minima Temporalia: tempo, spazio, esperienza, Milano, Il Saggiatore, 1990;*
- Schmitt C., Il Nomos della terra: nel diritto internazionale dello «jus publicum europaeum», Milano, Adelphi, 1991;*
- Schmitt C., Le categorie del «politico»: saggi di teoria politica, Bologna, Il Mulino, 1972;*
- Shaftesbury A., Saggio sulla virtù e sul merito, in Saggi morali, Bari, Laterza, 1962;
- Smith A., Teoria dei sentimenti morali, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1991;*
- Spinoza, Etica dimostrata secondo l’ordine geometrico, Torino, Boringhieri, 1959;*
- Weber M., L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, Firenze, Sansoni, 1965;*
- Williams B., L’etica e i limiti della filosofia, Bari, Laterza, 1987.*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

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