Ricchezza e povertà. L'etica economica delle religioni

Ciclo di lezioni, ottobre 2008 - gennaio 2009


I sistemi religiosi hanno inciso sulla dimensione economica contribuendo a definire i confini di ciò che è proprio e lo statuto di ciò che è comune. Ne è derivata l’elaborazione di "etiche economiche" in cui credenze, mentalità e valori hanno variamente influenzato l’azione di individui e collettività. La condizione di povertà e l’acquisizione di ricchezza sono state viste, a seconda dei contesti, come forme speciali di compartecipazione con la divinità, oppure come scandali da estirpare, o infine – soprattutto nel caso della ricchezza – come segni mondani di elezione provvidenziale. A questi temi il Centro Studi Religiosi dedica il ciclo di lezioni pubbliche per l’anno 2008/2009.
Il sistema delle religioni civiche antiche, soprattutto nelle città ellenistiche e nell’impero romano, si imperniava su un meccanismo di donazioni pubbliche e di distribuzione dei beni ripartiti tra i cittadini in quanto tali. L’ascesa del cristianesimo attribuisce invece al fenomeno della povertà un nuovo significato. Il dovere dell’elemosina, considerato fenomeno eticamente irrilevante in età classica, diviene adesso universale, nel senso che riguarda tutti gli individui. La prospettiva assunta dai cristiani fa così dei poveri un elemento da integrare, conferendo ai vescovi, e più in generale alla chiesa in via di istituzionalizzazione, una funzione sociale, una base di consenso e un motivo di legittimazione di fronte alle autorità romane.
Il quadro medievale, nel quale spicca la riflessione francescana, è dominato dall’ideale della povertà come vocazione. Tuttavia, lungi dal confinarsi in un rifiuto della realtà, i trattatisti francescani scandagliano con estremo rigore analitico i dettami relativi all’uso del mondo, per dirimere i casi più iniqui e ridurre le possibilità di peccato, contribuendo così a teorizzare i diritti di proprietà e ad analizzare le strutture del mercato. Si assiste pertanto al fiorire di una riflessione sulla razionalità economica che precede lo sviluppo storico del sistema capitalistico moderno. Notevole è inoltre la differenziazione che ha luogo tra l’Occidente medievale e il mondo islamico della coeva epoca abbasside, perché nell’Islam si assiste a una diversa configurazione delle sfere economica, giuridica, etica, politica e teologica. Preso in una diversa relazione tra autorità politica e produzione del diritto, tra sviluppo del commercio e sua giustificazione teologica, il mondo islamico in questi secoli è contrassegnato da processi di accentramento e di definizione dell’ortodossia che limitano la creatività giuridica e impediscono di concepire la legittimità dei comportamenti economici in termini analoghi a quelli cristiani.
Con il passaggio alla prima età moderna inizia la preistoria dell’assistenza pubblica, dominata anche dalla questione di come selezionare coloro cui si riconosce un pieno e autentico bisogno di assistenza.
Dati per assodati gli studi sulla relazione tra ascesi intramondana dell’etica protestante e sviluppo della mentalità capitalistica, sono proprio le istituzioni assistenziali, fortemente radicate anche nell’Europa cattolica, che permettono di visualizzare piste di ricerca innovative. Le forme della distribuzione pubblica perdono il carattere rituale che avevano durante il Medioevo e ne assumono uno più funzionale. Il lavoro diviene elemento qualificante della dignità umana, così che l’accesso all’assistenza può essere giustificato solo se contemporaneamente si progetta la condanna e la repressione del vagabondaggio. Sorgono luoghi e istituti tipici dell’assistenza, dagli spedali alle confraternite, in una traiettoria in cui la traccia religiosa resta comunque evidente.
Il consolidamento del sistema assistenziale nel quadro di Stati-nazione contrassegnati dalla crescente laicizzazione della politica fornisce alla religione e alla Chiesa cattolica l’occasione storica per sistematizzare una dottrina sui temi sociali in cui mettere a fuoco il rapporto con il moderno, con la secolarizzazione, con il capitalismo e con il proletariato. La questione della giustizia distributiva è al cuore del Magistero in una serie di documenti racchiusi nel secolo che separa la Rerum Novarum dalla Centesimus Annus. La svolta conciliare segna un tornante epocale nell’incontro della Chiesa con i poveri, nella complessa oscillazione tra il messaggio evangelico che proclama «beati gli ultimi» e lo scandalo dell’ingiustizia e della miseria da cui si vogliono liberare intere masse di diseredati. Tra collettivismo comunista e individualismo capitalistico la Chiesa e il pensiero cattolico cercano una "terza via" nella quale il mercato si possa configurare come "zona non moralmente neutra", sottolineando il ruolo strategico delle forme di cooperazione nella determinazione del benessere individuale e dello sviluppo sociale.

Riepilogo

Anno accademico
Tema
  • Ricchezza e povertà
Periodo
Informazioni e contatti

La partecipazione è libera. A richiesta si rilasciano attestati di partecipazione. Il ciclo di lezioni gode dell'accredito ministeriale per la formazione del personale della scuola (DM 18 luglio 2005) e, nei limiti della normativa vigente, prevede l'esonero dal servizio per i partecipanti. Le lezioni si tengono presso la Fondazione Collegio San Carlo, via San Carlo 5, Modena.

Tel. 059/421210, fax 059/421260

csr@fondazionesancarlo.it
www.fondazionesancarlo.it

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