Abramo sacrifica la propria paternità

Una lettura del sacrificio di Isacco

  • André Wénin

    Professore di Esegesi biblica - Université Catholique de Louvain

  • martedì 20 marzo 2018 - Ore 17.30
Scuola Alti Studi

Video integrale

Tanto denso quanto breve, il racconto della legatura di Isacco è indiscutibilmente il punto culminante del percorso di Abramo, come simboleggia probabilmente la montagna sulla quale avviene un doppio sacrificio: uno interrotto – quello del figlio unico – e l’altro compiuto – quello dell’ariete. L’indizio più chiaro al riguardo è costituito dagli echi, all’inizio e alla fine dell’episodio, della scena iniziale nella quale YHWH ordina ad Abramo di lasciare suo padre in modo da ricevere una benedizione destinata a tutti (Gen 12,1 -3). In particolare, la promessa solenne suggellata con giuramento e formulata come un oracolo dal messaggero conferma, convalidandolo per la discendenza di Abramo, il progetto di benedizione delle nazioni che ha indotto YHWH a chiamarlo e poi a seguirlo passo passo (Gen 22,16-18). Questo perché, a proposito di Isacco, Abramo ha messo nuovamente in gioco tutta la sua storia, per sublimarla finalmente in un’alleanza compiuta.

Questo avvenimento presenta due dimensioni essenziali. La prima, sottolineata nel corso stesso del racconto, riguarda la relazione con YHWH, l’Origine sempre inafferrabile, all’opera là dove la vita spezza i lacci della morte. Imperniata fino a quel momento sul dono di un figlio, primizia di una grande discendenza, questa relazione sfocia in un faccia a faccia, dopo il compimento dell’alleanza mediante il contro-dono; è il pegno di un compimento pieno che Abramo non vedrà, ma di cui riceve la garanzia sotto forma di un giuramento solenne. Tocchiamo qui uno dei punti essenziali del racconto della Genesi, già percepibile nelle due scene di alleanza con Abramo (Gen 15 e soprattutto 17): è in una dinamica di alleanza con YHWH, e quindi di riconciliazione con il proprio limite, che l’essere umano può compiere decisivi passi avanti verso la vita.

La seconda dimensione riguarda la relazione fra gli esseri umani, qui fra padre e figlio. Rinunciando a essere un padre come il proprio padre e spezzando il legame che simboleggia il suo attaccamento al figlio unito/unico, Abramo impara qui un’altra dimensione della paternità, quella che consiste nel sottrarre il figlio a una logica incestuosa che ne fa l’oggetto del genitore, per offrirlo a YHWH, ossia anche al progetto di vita che quest’ultimo ha per il figlio. Tocchiamo qui un’altra costante del racconto della Genesi: è una dinamica di separazione, di spogliazione, di rinuncia al dominio che valorizza l’alterità, a permettere alla benedizione di circolare fra gli esseri umani. Quando Abramo accetta questa dinamica, non solo permette a Isacco di trovare uno spazio proprio nel quale percorrere la sua strada, ma lo apre anche a una benedizione di cui sarà a sua volta portatore.

Che l’episodio della legatura ponga fine all’avventura di Abramo con YHWH è confermato probabilmente da ciò che segue immediatamente. Dopo un’introduzione identica a quella del v. l («Dopo queste parole [avvenimenti]»), il racconto riporta in primo piano il fratello e la cognata di Abramo, Nacor e Milca che, verosimilmente, sono rimasti a Ur quando Terach ha preso Abram, Sarai e Lot con l’intenzione di recarsi nella terra di Canaan (Gen 11,31): «E dopo questi avvenimenti, fu annunciato ad Abramo: “Ecco, Milca ha partorito anche lei figli a tuo fratello Nacor, Uz suo primogenito e Buz suo fratello, e Kamuel, il padre di Aran, e Chesed e Azo e Pildas e ldlaf e Betuel; e Betuel ha generato Rebecca”. Questi otto Milca (li) ha partoriti a Nacor fratello di Abramo. E la sua concubina, il cui nome è Reuma, partorì anche lei Tebach e Gacam e Tacas e Maaca» (Gen 22,20-24).

Mentre accadevano «gli avvenimenti» vissuti da Abramo e riferiti dal racconto, suo fratello ha formato una bella famiglia che conta già dei nipoti, come Aram e Rebecca. È ciò che Abramo apprende grazie a una voce anonima che collega apparentemente l’informazione alla nascita di Isacco («Milca ha partorito anche lei»). In seguito, il racconto riprende e precisa che, come Abramo, suo fratello ha avuto una moglie di secondo rango che gli ha partorito quattro figli. Il contrasto colpisce: mentre il patriarca ha fatto fatica ad avere due figli, suo fratello ne ha generati dodici, alcuni dei quali sono già a loro volta genitori. Questo spiega quanto il legame con Terach abbia ostacolato Abramo nella sua fecondità, ma anche come, una volta conquistata la sua autonomia, egli abbia vissuto pienamente la sua paternità con Ismaele e Isacco, permettendo loro di lasciarlo. A posteriori, questo contrasto sottolinea quanto singolare sia stato il percorso di Abramo durante il quale YHWH, fedele al suo progetto iniziale, lo ha pazientemente iniziato alla dinamica della benedizione e dell’alleanza.

 

(da A. Wénin, Abramo e l’educazione divina. Lettura narrativa e antropologica della Genesi. II. Gen 11,27 – 25,18, trad. it., Bologna, EDB, 2017, pp. 216-217)*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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