Confucio

Saggezza e relazione con l’altro nel confucianesimo

  • Tiziana Lippiello

    Professoressa di Lingua cinese classica - Università Ca’ Foscari di Venezia

  • venerdì 10 gennaio 2020 - ore 17.30
Centro Studi Religiosi

La figura di Confucio segna la storia del pensiero cinese, sia in Asia orientale sia in Occidente. I missionari gesuiti che dal XVI secolo approdarono in Cina ne percepirono fin da subito l’importante ruolo, tanto che si accinsero alla traduzione delle opere attribuite al Maestro o che recavano testimonianza del suo pensiero. In realtà il pensiero cosiddetto «confuciano», le cui origini si fanno risalire a un maestro di un piccolo villaggio nell’odierna provincia settentrionale dello Shandong, prese corpo nel corso del tempo, cogliendo via via gli stimoli e gli influssi di altre correnti di pensiero sviluppate e diffuse nel vasto territorio cinese. Il nome «Confucius», apparso per la prima volta in una traduzione latina di alcuni classici cinesi intitolata Confucius Sinarum Philosophus, sive Scientia Sinensis (Parigi 1686), corrisponde alla trascrizione latina di Kongfuzi (Maestro Kong). Il suo nome era Kong Qiu, ma divenne noto come Kongzi o Kongfuzi (Maestro Kong). Nato in una famiglia aristocratica decaduta attorno al 551 a.C. a Zou nello stato di Lu (l’odierna città di Qufu nello Shandong), ricevette un’educazione classica e in età adulta intraprese la carriera di funzionario nella corte del sovrano di Lu.

La sua famiglia proveniva dallo stato di Song, ma si era trasferita a causa di problemi di natura politica. Il padre, Shuliang He, che aveva ricoperto importanti cariche pubbliche a Lu, morì poco dopo la nascita di Kong Qiu lasciando la famiglia in ristrettezze economiche. Cosi, in giovane età, Confucio dovette dedicarsi a lavori umili per mantenere sé stesso e la madre. Riuscì comunque a dedicarsi con passione allo studio delle opere, dei riti, delle tradizioni e della musica del passato. A diciannove anni sposò una giovane donna originaria di Song, dalla quale ebbe un figlio e una figlia. Si dedicò con passione allo studio fin da giovane età, privilegiando l’apprendimento delle norme rituali, della musica di corte e dell’antica poesia, e presto la sua fama di maestro si diffuse al punto che le famiglie locali più influenti scelsero di affidargli l’istruzione dei figli. Ricoprì alcune cariche ufficiali nello stato di Lu, ma la sua attività preferita era l’insegnamento. Infatti, nel corso del tempo, accolse attorno a sé numerosi discepoli e seguaci di vario orientamento di pensiero, con i quali discuteva di argomenti quali l’arte del governo, il valore dello studio, le antiche norme rituali e la coltivazione del sé.

Confucio apparteneva a quella classe di funzionari colti, gli shi, che prestava servizio nell’amministrazione o nell’esercito. Era un ru, uomo di grande erudizione formato sui testi canonici dell’antichità, ma al contempo il suo pensiero era semplice, essenziale e pragmatico. Circondato da discepoli e seguaci, trasmetteva i valori dei saggi del passato, la benevolenza, il senso dell’amicizia e della solidarietà, l’amore per i familiari e i propri simili. I suoi insegnamenti furono tramandati in forma sparsa in molti testi della letteratura storica e filosofica della Cina classica, ma una cospicua parte fu raccolta in un’opera che, intitolata Lunyu (I dialoghi), fu considerata la principale fonte del pensiero del Maestro. Alcune sezioni furono redatte dopo la morte di Confucio, mentre circa la metà del testo e in particolare gli ultimi capitoli sono più tardi. In origine il testo probabilmente circolava in una forma fluida e variabile di conversazioni, aforismi e aneddoti che, con ogni probabilità, attorno alla metà del III secolo a.C. furono raccolti in varie edizioni. Questa raggiunse il suo apogeo durante la dinastia Han e in particolare durante il regno dell’imperatore Wu (r. 141-87 a.C.), che promosse lo studio dei classici e diede impulso a un orientamento di pensiero ispirato alle antiche opere di tradizione confuciana. Da allora l’opera è stata ed è tuttora un punto di riferimento essenziale nel dibattito filosofico e politico in corso in Cina. Confucio fu inoltre definito «un pensatore dotato di una profonda capacità di penetrazione e di una visione immaginativa dell’uomo pari nella sua grandezza a quella dei maggiori filosofi, un grande maestro, un modello, poiché parla all’uomo di cose che non sono state dette altrove, di cose che necessitano di essere dette» (H. Fingarette).

 

(da T. Lippiello, Pensiero e religione in epoca Zhou, in M. Scarpari, a cura di, La Cina, 3 voll., Torino, Einaudi, 2013, vol. I: Dall’età del Bronzo all’impero Han, a cura di T. Lippiello e M. Scarpari, pp. 580-581)*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

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