Maometto

La rivelazione del Corano e la nascita dell’Islam

  • Paolo Branca

    Professore di Lingua e letteratura araba - Università Cattolica di Milano

  • martedì 26 novembre 2019 - ore 17.30
Centro Studi Religiosi

Video integrale

Il Testo Sacro dell’Islam non ha potuto essere comunicato agli uomini se non attraverso la figura di Muhammad, per cui la sua storia, la sua personalità, i suoi stessi gusti e abitudini sono stati per secoli e secoli una delle fonti di ispirazione della vita religiosa di intere generazioni di credenti. Del resto, la storia stessa della rivelazione coranica è intrecciata saldamente agli episodi della sua vita e non sarebbe comprensibile in molti dei suoi contenuti, e soprattutto delle sue modalità, se ad essa non fosse costantemente ricondotta e riallacciata. (…)

La presa di coscienza della missione affidatagli maturò in lui quando era ormai circa quarantenne e dalla sua esistenza di affermato e stimato commerciante non sembrava ormai più probabile che ci si potesse aspettare qualcosa di nuovo. Invece, forse in parte a motivo della sua personale sensibilità e in parte spinto dal clima di attesa che si era determinato nell’ambiente d’origine, fu proprio a quell’età che egli si pose con maggior determinazione in atteggiamento di ricerca riguardo alle cose divine. Dopo un periodo di stenti, dovuto alla sua condizione di orfano appartenente a un ramo minore della tribù che a quel tempo dominava la Mecca, il fortunato matrimonio con la ricca vedova Khadîja gli aveva procurato agiatezza economica e stabilità emotiva. Nulla di strano, dunque, se si fosse limitato a condurre una vita tranquilla e appagata, forse con la sola ombra della mancanza di eredi maschi, cosa che i suoi nemici non tralasciarono di rimproverargli aspramente, ridicolizzando un profeta che, pur caro al Cielo, non otteneva quella che veniva allora considerata la massima espressione del favore divino. Sulla spinta dell’insoddisfazione che certamente aveva segnato la prima parte della sua esistenza e non si era evidentemente del tutto estinta, e suggestionato dai sentimenti che condivideva con gli spiriti più nobili, senza che le risposte fornite dai seguaci delle altre fedi monoteistiche sembrassero poterli appagare, Muhammad prese a ritirarsi in meditazione sull’aspra altura detta Hirâ, poco fuori della Mecca. Fu qui che egli ebbe la visione che gli fece conoscere il compito cui era destinato e gli fu rivelato per la prima volta il Corano.

La tradizione islamica riferisce tuttavia anche di altri eventi misteriosi che avrebbero preceduto tale fondamentale esperienza. Non ci riferiamo tanto ai molti fatti prodigiosi che l’avrebbero accompagnato fin dall’infanzia, di cui sono zeppe le varie biografie del Profeta che furono redatte dopo l’affermazione dell’Islam e che ricordano molto i Vangeli apocrifi a proposito di Gesù bambino, quanto a sogni e a strane sensazioni che avrebbero preceduto l’apparizione decisiva. Anche di queste cose, tuttavia, non vi è che una flebile traccia nel Corano, che è estremamente parco di dettagli sulla vita “nascosta” di Muhammad. Persino dell’evento cruciale accadutogli sul monte Hirâ vi sono soltanto cenni, forse per non enfatizzarne il carattere prodigioso e in conformità al tono generale del Libro che smentirà a più riprese che il Profeta fosse un uomo diverso dagli altri, concentrando tutta l’attenzione sui contenuti del messaggio di cui era latore: «E anche prima di te non inviammo che uomini, ai quali comunicammo la Nostra rivelazione. Domandatene a quelli che conoscono la Scrittura, se non lo sapete! l E non demmo loro un corpo che potesse fare a meno di cibo: essi non erano eterni».

(Corano, sura 21,7-8).

 

(da P. Branca, Muhammad, Bologna, EMI, 2008, pp. 9-11)*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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