Emile Benveniste e la linguistica del dialogo

  • giovedì 15 aprile 1999 - 17,30
Centro Culturale

I lavori di Emile Benveniste possono essere distinti in due gruppi: quelli concernenti il lessico delle civiltà indo-europee (Il vocabolario delle istituzioni indoeuropee, 1969), e le ricerche di linguistica generale (Problemi di linguistica generale, vol. I 1966; vol. II 1974). Tra queste, gli studi dedicati al ruolo della soggettività nel linguaggio occupano una posizione centrale. Il punto di partenza di Benveniste è qui la distinzione fondamentale tra due aspetti del linguaggio: quello in cui il linguaggio appare come un insieme di enunciati, e quello della produzione di enunciati attraverso l’atto d’enunciazione che ogni locutore compie nel momento in cui parla. Tutto lo sforzo di Benveniste consiste allora nell’elaborare una linguistica dell’enunciazione, la quale non ha per oggetto, come la linguistica classica, il testo stesso dell’enunciato, ma la definizione del quadro formale di realizzazione dell’enunciazione.

Per Benveniste, i caratteri formali dell’enunciazione sono tre: in primo luogo, ogni enunciazione deve essere concepita come un atto individuale di appropriazione della lingua. In effetti, questa si presenta, in quanto tale, come un sistema di elementi linguistici (tratti distintivi, fonemi, parole) e di regole (fonetiche, morfologiche, sintattiche) che impongono la propria struttura. Ma questo sistema resta virtuale fintanto che un locutore non l’ha mobilitato per proprio conto in un atto individuale d’enunciazione. Questo mettere in atto della lingua è de-finito da Benveniste come “la conversione individuale della lingua in discorso” (Problemi di linguistica generale, II, p.98). Al cuore di questa conversione si trova la situazione, ogni volta unica, nella quale si trova il locutore, il suo hic et nunc specifico, punto di riferimento da cui il suo discorso deriva il suo senso, e che lo rende intelleggibile all’altro. Di qui il secondo carattere formale di ogni enunciazione: essa implica sempre la presenza di un ascoltatore, vale a dire di un altro. In questo senso, ogni enunciazione si basa necessariamente sulla struttura del dialogo. Questo significa che, da una parte, nel discorso “due figure in posizione di partner sono alternativamente protagoniste dell’enunciazione” (PLG, II, p.102), ma anche, e forse soprattutto, che ogni enunciazione si iscrive per definizione nel quadro della relazione con l’altro. Perciò la struttura linguistica dell’enunciazione è caratterizzata da un insieme di procedimenti specifici che permettono al locutore di comunicare al suo ascoltatore le coordinate della propria “istanza di discorso” e di condividerle con lui. Infine, il terzo carattere formale di ogni enunciazione è quello di riferirsi alla realtà (esterna o interna), e questo “nel consenso pragmatico che fa di ciascun locutore un colocutore” (PLG, II, p. 99).

E’ notevole che attraverso questa linguistica dell’enunciazione Benveniste ritrovi alcune delle intuizioni fondamentali della filosofia del dialogo, quale fu formulata, tra gli altri, da Martin Buber nel suo libro Ich und Du (1923) e, più vicino a noi, da Emmanuel Levinas. Ci si potrebbe ugualmente interrogare sulle affinità tra la linguistica del dialogo in Benveniste e l’estetica dialogica di M. Bachtin (la quale deve molto, è risaputo, al pensiero di Buber), ma anche sulle differenze che le separano. Ma, in questo contesto, i paralleli che più colpiscono sono quelli che è possibile scoprire tra le teorie linguistiche di Benveniste e la filosofia del linguaggio di Franz Rosenzweig esposta nella sua opera La stella della redenzione (1921).

Alla distinzione, in Benveniste, tra lingua e discorso, o tra enunciato e enunciazione, corrisponde, in Rosenzweig, l’opposizione tra il linguaggio dell’elementare (“die Sprache”), che si presenta come un sistema di segni, e la parola vivente (“das Sprechen”). Questa è compresa, come anche nel caso di Benveniste, come una attualizzazione da parte del soggetto parlante delle virtualità formali del linguaggio, e come una conversione (“Umkehrung”) della lingua in discorso. Di più: all’interno del mondo della parola, Rosenzweig distingue radicalmente, come lo farà Benveniste, tra il modo impersonale, che è quello del racconto, caratterizzato dal pronome personale in terza persona e dall’impiego della forma verbale del preterito, e il modo personale, che è quello del dialogo, contraddistinto dal ruolo centrale del pronome Io/Tu e dall’impiego del tempo presente. Questa opposizione si inscrive nel cuore della filosofia di Rosenzweig e ordina l’insieme del suo sistema di pensiero. Essa si prolunga, in lui, attraverso una visione linguistica dei testi, illustrata dalle due analisi linguistiche contrastanti del primo capitolo della Genesi, come paradigma del racconto, e del Cantico dei Cantici, come paradigma del discorso dialogale.

Aggiungiamo che diversamente da Benveniste, Rosenzweig distingue inoltre un terzo modo del discorso, quello del linguaggio corale, caratterizzato dalla preminenza del pronome di prima persona plurale (“noi”) e dall’impiego del tempo futuro. Questo modo è illustrato, ne La Stella, dall’analisi linguistica del Salmo 115, come paradigma d’una forma di discorso diretto all’evocazione collettiva d’un avvenire utopico. E’ interessante confrontare, a questo pro-posito, l’analisi semantica del pronome noi e del suo doppio aspetto – inclusivo e esclusivo – in Benveniste (, I, pp.278-281) e in Rosenzweig (La Stella, II, pp. 185-194). Tutti e due sono d’accordo nell’affermare che noi “non è un io quantificato o moltiplicato” (, p.280), o meglio, come dice Rosenzweig, che “noi non è un plurale” (La Stella, II, p. 192) perchè l’Io designa una realtà singolare e irriducibile, che non si lascia dissolvere in un impersonale collettivo.

Riferimenti Bibliografici


- F. Baber, D. Cohen (a cura di), Mélanges linguistiques offert à Emile Benveniste, Paris-Louvain, Ed. Peeters, 1975.
- T. Bolelli, Emile Benveniste: discorso commemorativo pronunciato dal linceo Tristano Bolelli nella seduta ordinaria del 18 novembre 1977, Roma, Accademia nazionale dei Lincei, 1978.
- E. Campanile (a cura di), Problemi di lingua e di cultura nel campo indoeuropeo, Pisa, Giardini, 1983.
- E. Campanile, La ricostruzione della cultura indoeuropea, Pisa, Giardini, 1990.
- J.C. Coquet, M. Derycke, Le lexique d’Emile Benveniste I, Centro Internazionale di Semiotica, Università di Urbino, n. 8, ottobre 1971.
- J.C. Coquet, M. Derycke, Le lexique d’Emile Benveniste II, Centro Internazionale di Semiotica, Università di Urbino, n. 16, settembre 1972.
- L. Deroche-Gurcel, L'art à l'épreuve de la linguistique: convergence intempestive entre Simmel et Benveniste, «Simmel Newsletter», Bielefeld, Georg Simmel-Gesellschaft, vol. 8, n. 1, Sommer 1998.
- G. Dessons, Emile Benveniste, Paris, Bertramd- Lacoste, 1993.
- R. Lazzeroni (a cura di), Linguistica storica, Pisa, NIS, 1987.
- R. Lazzeroni, La cultura indoeuropea, Bari-Roma, Laterza, 1998.
- G. Lepschy, Emile Benveniste, in The Encyclopedia of Language and Linguistics, Oxford, 1994, I, pp. 331-334.
- G. Lepschy, L'arbitrarietà del segno, in Id., , Torino, Stampatori Editore, 1979.
- S. Lotringer (a cura di), Polyphonic linguistics: the many voices of Emile Benveniste, «Semiotica», Spec. Suppl., 1981.
- G. Serbat, G. Lazard, J. Taillardat (a cura di), Emile Benveniste aujourd’hui, Acte du Colloque international du C.N.R.S., Université F. Rabelais, Tours, 28-30 septembre 1983, Societé pour l’information grammaticale, Paris, 1984.

Testi di riferimento per la lezione

- E. Benveniste, Struttura delle relazioni di persona nel verbo, in Id., Problemi di linguistica generale, Milano, Il Saggiatore, 1994, pp. 269-282.*
- E. Benveniste, Le relazioni di tempo nel verbo francese, in Id., Problemi di linguistica generale, Milano, Il Saggiatore, 1994, pp. 283-300.*
- E. Benveniste, La natura dei pronomi, in Id., Problemi di linguistica generale, Milano, Il Saggiatore, 1994, pp. 301-304.*
- E. Benveniste, La soggettività nel linguaggio, in Id., Problemi di linguistica generale, Milano, Il Saggiatore, 1994, pp. 310-320.*
- E. Benveniste, La filosofia analitica e il linguaggio, in Id., Problemi di linguistica generale, Milano, Il Saggiatore, 1994, pp. 321-331.*
- E. Benveniste, Natura del segno linguistico, in Id., Problemi di linguistica generale, Milano, Il Saggiatore, 1994, pp. 61-69.*
- E. Benveniste, Categorie di pensiero e categorie della lingua, in Id., , Milano, , 1994, pp. 79-92.*
- E. Benveniste, Note sulla funzione del linguaggio nella scoperta freudiana, in Id., Problemi di linguistica generale, Milano, Il Saggiatore, 1994, pp. 93-107.*
- E. Benveniste, Semiologia della lingua, in Id., Problemi di linguistica generale II, Milano, Il Saggiatore, 1985, pp. 59-82.
- E. Benveniste, Il linguaggio e l’esperienza umana, in Id., Problemi di linguistica generale II, Milano, Il Saggiatore, 1985, pp. 83-95.
- E. Benveniste, L’apparato formale dell’enunciazione, in Id., <Problemi di linguistica generale II, Milano, Il Saggiatore, 1985, pp. 96-106.
- E. Benveniste, La forma e il senso nel linguaggio, in Id., Problemi di linguistica generale II, Milano, Il Saggiatore, 1985, pp. 245-270.
- F. Rosenzweig, La stella della redenzione, Genova, Marietti, 1985, Libro Secondo, Introduzione, pp. 115-117; cap. 1: pp. 132-140, 161-165; cap. 2: pp. 185-198, 199-206, 215-219; cap. 3: pp. 248-256, 270-272.*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

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