Giordano Bruno e la filosofia del Rinascimento

  • Michele Ciliberto

    Presidente - Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento, Firenze

  • venerdì 23 aprile 2010 - 17.30
Scuola Alti Studi

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Alla base della Bruno-renaissance degli ultimi anni (…) c’è la crisi dell’interpretazione del ‘mondo moderno’ imperniata nel primato della ‘rivoluzione scientifica’ classica. Si è trattato di un processo sia teorico che storiografico di larga portata: in crisi sono entrati un’idea di ‘ragione’; una concezione della ‘scienza’; una periodizzazione complessiva del ‘mondo moderno’; un impianto filosofico-storico complessivo, basato sul principio della ‘laicizzazione’, cioè sul processo di ‘autolegittimazione’ della modernità. Su tutto questo è accesa, tutt’oggi, una ricca discussione. Ma qui conta rilevare un punto, che è cruciale: nella prospettiva della ‘laicizzazione’, un’età come il Rinascimento e un autore come Giordano Bruno si trasformano in puri ‘residui’ pre-moderni, estranei alle correnti fondamentali della modernità. In questa prospettiva l’accento batte su Copernico, Cartesio, Bacone, Newton – insomma sugli autori celebrati da d’Alembert nel Discorso preliminare all’Enciclopedia.
Paradossalmente, è dalla crisi di questa impostazione che è riaffiorata la centralità del Rinascimento, e di autori come il Nolano. Già rigettato nel ‘premoderno’, il Rinascimento di Giordano Bruno è affiorato come archetipo di una concezione più ricca della ragione, dell’esperienza e della vita, come matrice di una concezione della realtà più piena e più complessa di quella costituita dalla ‘rivoluzione scientifica’ moderna. Nella ‘riscoperta’ di Giordano Bruno si è, cioè, riproposto il problema dei caratteri complessivi della ‘modernità’ e della pluralità di linee e di indirizzi che fin dall’inizio la connota e la caratterizza. Se ne sia consapevoli oppure no, sta qui una radice decisiva dell’attuale Bruno-renaissance.
Quello che attraverso Bruno si impone e si afferma non è il Rinascimento degli umanisti, degli illuministi, di Jules Michelet, di Jacob Burckhardt, imperniato nell’opposizione radicale con il Medioevo. Al contrario, il baricentro critico si è spostato in direzioni assai diverse da quelle tradizionali. Il Bruno che campeggia negli studi più significativi degli ultimi trenta anni si situa oltre l’Umanesimo e dopo la ‘rivoluzione scientifica’ classica. Da oggetto di superamento, Bruno e il Rinascimento si sono trasformati in ‘principio’ esplicativo del limite interno alla ‘modernità’, sganciandosi dalla ‘dimensione’ umanistica tradizionale. Per dirlo con una formula efficace: da ‘passato remoto’ si sono trasformati in ‘passato futuro’.

(da M. Ciliberto, Pensare per contrari. Disincanto e utopia nel Rinascimento, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 2005, pp. 212-213)*

Riferimenti Bibliografici

- M. Ciliberto, Umbra profunda. Studi su Giordano Bruno, Roma, 1999*; - M. Ciliberto, Giordano Bruno, Roma-Bari, 2007 (seconda edizione)*; - M. Ciliberto, Giordano Bruno. Il teatro della vita, Milano, 2007*; - G. del Giudice, La coincidenza degli opposti. Giordano Bruno tra Oriente e Occidente, Roma, 2005*; - L. Firpo, Il processo di Giordano Bruno, Roma, 1993; - E. Garin, Giordano Bruno, Milano, 1966; - H. Gatti, Giordano Bruno e la scienza del Rinascimento, Milano, 2001*; - F.A. Yates, Giordano Bruno e la tradizione ermetica, Bari, 1969*.

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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