Hades

La geografia dell’aldilà nella Grecia classica

  • martedì 03 novembre 2020 - ore 17.30
Centro Studi Religiosi

Nell’architettura escatologica dell’epica eroica il viaggio oltremondano dei trapassati segue apparentemente un’unica direzione, risolvendosi nell’immagine dello “scendere all’Ade”, genericamente impiegata per designare la fine della vita. Una certa configurazione dell’aldilà è già presente nell’Iliade, dove il passaggio obbligato per accedere al mondo di sotto è plasticamente visualizzato dalle “porte d’acciaio” e dalla “soglia di bronzo” che segnano l’accesso a un luogo che, in una dimensione ancora decisamente verticale (e non sferica) del cosmo, occupa una posizione di assoluta centralità, situandosi a livello di punto mediano sulla perpendicolare che dalla volta celeste scende al fondo degli abissi (sotterranei e sottomarini). Tuttavia, nell’anatomia del cosmo tracciata da Omero appaiono ulteriori elementi che sembrano suggerire una dislocazione pensata anche in termini di spazialità orizzontale, disegnando un percorso che va dal centro del mondo conosciuto verso territori sempre più periferici, marcatamente decentrati. In Esiodo la doppia localizzazione dell’Ade appare perfettamente coordinata in una rappresentazione unitaria, cosciente delle reciproche interrelazioni esistenti tra dimensione orizzontale e dimensione verticale, entrambe fortemente qualificate da quei luoghi geometrici (centro e periferia) percepiti come punti o linee nodali nella scansione dello spazio cosmologico. L’immagine che si stava formando si modifica: dal piano verticale su cui era composta essa ruota di nuovo verso un piano orizzontale, annullando i contrasti alto-basso. Una tale facoltà di ruotare le rappresentazioni potrebbe essere interpretata non tanto come esempio di mitologie residue che entrano in conflitto, quanto piuttosto come una caratteristica della modalità di costruzione di un certo tipo di rappresentazioni, un modo dinamico di inglobare elementi contraddittori, a loro volta testimoni di quel “lavoro della cultura” in cui si rispecchia l’agire di processi tesi a fronteggiare l’ambivalenza suscitata da contenuti ansiogeni (come la paura della morte). Nell’ottica di un rapporto dinamico e dialettico tra margine e centro improntato a una logica descrittiva smaccatamente “contro-intuitiva” che fa del regno sotterraneo un vero e proprio spazio “paradoxos”, la soglia dell’Ade può perciò essere concepita e percepita a un tempo come centro assoluto e periferia estrema, finendo per rappresentare una vera e propria porta cosmica, identificata anche con le Porte della Notte e del Giorno o con la Porta del Sole. Entro un tale orizzonte concettuale, l’infernale vestibolo d’accesso allo spazio ipogeico dell’Ade si configura, più che come immagine di un luogo effettivo, come concetto dinamico operativo all’interno di un sistema religioso e culturale che riconosce nell’esperienza dell’“attraversamento della soglia” un elemento o un momento assiomatico della processualità antropopoietica.

 

(da G.P. Viscardi, Erro lungo la casa dell’ampia porta di Hades. Configurazioni mitiche dello spazio oltremondano nella rappresentazione greca: il cosmo di Hades come luogo di negoziazione dei significati, in «Studi e materiali di storia delle religioni», 80/1, 2014, pp. 155-156)*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

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