Icona e incarnazione nella tradizione ortodossa

  • Georges Gharib

    Docente di teologia delle icone e Islamistica - Pontificia Università Urbaniana di Roma

  • giovedì 03 aprile 1997 - 17,00
Centro Studi Religiosi

L’arte cristiana delle origini dovette confrontarsi con due specie di problemi che costituivano vere sfide: il primo proveniva dall’ambiente giudeo, il secondo da quello ellenistico. L’ambiente giudeo, fedele all’ingiunzione divina che comportava il divieto di qualsiasi rappresentazione di Dio fatta dalla mano dell’uomo (cfr. Dt 4,15-16) rischiava di rinchiudere il cristianesimo nato sul suo ceppo nello stesso divieto e di compromettere quindi ogni espressione di arte religiosa. L’ambiente ellenistico, invece, era per la raffigurazione della divinità e riempiva i suoi templi e luoghi di culto di statue e di idoli, simulacri di dei inventati di sana pianta o di imperatori deificati.

L’esistenza di tante immagini nel periodo paleocristiano è una prova eloquente del superamento da parte della comunità cristiana dei divieti vetero-testamentari. All’argomento della non rappresentabilità della divinità invisibile, i cristiani opposero quello della sua possibile figurazione tramite l’Incarnazione: i Padri della Chiesa, pur con qualche tentennamento dovuto alla ricerca cristologica, trovarono tutti gli elementi dell’argomentazione già negli scritti del Nuovo Testamento. Le controversie cristologiche contribuirono a chiarire i concetti e a mettere nel giusto alveo il problema della venerazione delle immagini.

L’apparizione dell’islam, che segna un ritorno a concetti e pratiche veterotestamentarie, dette luogo al movimento iconoclasta che insanguinò la Chiesa bizantina nei secoli VIII-IX. Gli imperatori, sotto il pretesto di purificare la religione da abusi più o meno reali, ripresero una certa argomentazione negativa anteriore e vollero imporre il loro punto di vista tramite il concilio di Hiereia (754) che dette loro gli strumenti giuridici necessari per combattere un culto considerato idolatrico.

La Chiesa vi rispose con un contro sinodo tenuto a Nicea nel 787. I primi strenui difensori delle immagini furono Germano di Costantinopoli (+733) e Giovanni Damasceno (+749), i quali, richiamandosi alla realtà dell’Incarnazione, riaffermarono la realtà delle immagini e la validità del loro culto. La lotta iconoclasta riprese però dopo il concilio, incontrando la strenua difesa di uomini come Teodoro Studita (+826), Niceforo di Costantinopoli (+828) ed altri, che misero in luce, tra l’altro, la realtà storica e l’individualità della Persona di Cristo e di quella di sua Madre.

Ciò andò di pari passo con la ricerca di un vero ritratto del Cristo storico, composto dei tratti somatici del volto e delle mani, della statura e della somiglianza con la Madre. Di questo ritratto di possono seguire le tracce in documenti sia letterari sia figurati. I primi, attribuiti a testimoni oculari, si trovano dispersi in diverse opere patristiche e sono fedelmente raccolti nei Manuali di pittura. I secondi, attestati da Eusebio e realizzati ai tempi di Costantino Magno, sono stati perfezionati ai tempi di Giustiniano I: “Achiropite” e il Santo Mandilion di Edessa per le immagini di Cristo, il ritratto lucano per la Madonna.

La chiesa ortodossa, che non è stata sfiorata dai cambiamenti culturali legati al Rinascimento occidentale, convinta di possedere nelle immagini di Cristo e di Maria veri ritratti, non permette all’artista di creare il suo personaggio, ma l’obbliga a riprodurlo fedelmente, facendo della sua arte un vero ministero messo sotto il patronato dell’Evangelista Luca.

Riferimenti Bibliografici


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- SCHONBORN C., L'icona di Cristo. Fondamenti teologici, Milano, 1988.

Testi di riferimento per la lezione

- MEYENDORFF J., La teologia bizantina. Sviluppi storici e temi dottrinali, Casale Monferrato, 1984 (cap. III); *
- OUSPENSKY L., La teologia dell'icona. Storia e iconografia, Milano, 1996 (cap. II); *

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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